VIII Festival Internazionale del Film di Roma: un brindisi con Garrone

VIII FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA – La dolce vita romana nel nuovo millennio ha ancora il sapore di qualcosa di magico, come ai tempi dello splendore immortalato dall’ immaginario felliniano, nonostante i tempi che evolvono. La differenza sta nel fatto che l’incontro con il vip di turno va oggi giorno necessariamente registrato su tablet o smartphone, per condividere l’esperienza con il proprio mondo virtuale. Ma tecnologia a parte ciò che resta invariato nel tempo è lo stupore che si prova ogni volta che ci si trova di fronte ad un personaggio famoso e la strana sensazione di “normalità” che si percepisce nonostante l’aura di magnificenza posseduta da quest’essere straordinario ai nostri occhi di semplici spettatori.  Un’aura che perde di splendore ma acquista di umanità a mano a mano che il suddetto “divo” si trova a stretto contatto con noi.

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Dunque una sera, per caso, passeggiando per le sale del festival con il quale la capitale celebra il cinema, è ancora oggi possibile imbattersi in uno di questi personaggi che animano la dolce vita degli anni 2000, come se ci si imbattesse in un comune passante. Tra una proiezione, un red carpet e un aperitivo ci si può ritrovare a tavolino con uno dei più promettenti e talentuosi registi italiani degli ultimi anni. Accade quindi che complice qualche bicchiere di vino mi ritrovo Matteo Garrone seduto accanto a me ed alcuni amici a bere e conversare con estrema naturalezza, brindando alla nostra salute. Di un essere umano si parla, senza alcun dubbio, ma se ci si sofferma un secondo a riflettere sul fatto che si sta avendo la possibilità di tirar fuori le proprie conoscenze e la propria passione per la settima arte per confrontarsi con chi quel cinema, per anni sviscerato sui libri e ammirato sul grande schermo, lo fa per mestiere, così, in maniera del tutto casuale, si resta spiazzati.

In quella fabbrica delle grandi illusioni che è il cinema tutto può accadere e tutto desta stupore e meraviglia, come in un paese dei balocchi per adulti mai cresciuti. Si sgomita per fotografare l’attore preferito, per vederlo sfilare davanti ai propri occhi increduli di eterno sognatore. Si guarda al proprio mito come un qualcosa di sovrannaturale dalle sembianze umane, in un’infantile illusione di idolatria. Ma tutto ciò è a portata di mano, il che gli conferisce ancora più fascino. I numeri parlano chiaro: questa ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma è partita e andata avanti risentendo dei considerevoli tagli al budget, il che ha richiamato immancabilmente le lamentele di turno sulla scarsa quantità/qualità di eventi e ospiti (soprattutto internazionali). E’ palese che in queste condizioni il festival abbia zoppicato e non poco, ma agli occhi di una profana spettatrice appassionata come la sottoscritta, novella in questo ambiente, prendervi parte è stato comunque come respirare una sana boccata d’aria di cinema e spettacolo. Del resto si sa, la magia è questione di alchimia, non la si può spiegare e la razionalità e i numeri in questi casi vanno messi da parte.