Blue diamond

VENETO – Per riassumere  il  gesto compiuto da un padre di Conegliano, in provincia di Treviso, non c’è slogan migliore di “Un diamante è per sempre“. L’uomo ha spedito in Svizzera il corpo cremato del figlio, morto in un incidente automobilistico a soli 20 anni, per farlo trasformare in un diamante. In Svizzera, precisamente a Coira, infatti, vi è un’ azienda che ha l’esclusiva mondiale della produzione di diamanti dalle salme dei morti. Una sua filiale, la Algordanza, ha sede proprio in Italia, a Roma. Per far trasportare le salme del proprio defunto a Coira basta un semplice passaporto mortuario. Giunti a destinazione, attraverso un preciso procedimento chimico, dai resti delle salme si ottiene della grafite di carbonio. Quest’ultima, portata a determinate temperature, viene pressata e, con la fusione di atomo su atomo, diventa una pietra preziosa con diverse sfumature di blu.

In Svizzera questo singolare metodo di cremazione è abbastanza diffuso e conta circa mille casi in un anno. In Italia, invece, le trasformazioni di questo tipo sono circa dieci all’anno. Un numero così ridotto, forse, non è dovuto solo ad alcuni blocchi culturali e religiosi, ma anche al costo del trattamento. Si va dai 3.500 euro per un diamante di un quarto di carato ai 13 mila euro per uno di un carato. Non mancano, comunque, soluzioni più economiche. Esiste, infatti, un’azienda sudcoreana,  la Bonhyang, che trasforma le ceneri dei defunti in perle, al modico prezzo di 900 dollari. Oppure, come propone il sito inglese andvinyly.com, con 3 mila sterline è possibile realizzare 30 copie di dischi in vinile con all’interno le proprie ceneri. Per gli ecologisti, invece, il designer spagnolo Martin Azua ha creato un’urna funeraria biodegradabile su cui è possibile far crescere un albero. Sembra proprio che in ambito funerario ci sia l’imbarazzo della scelta.

 

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