“Colpa delle Stelle”: lettera finale di Augustus ad Hazel Grace

Colpa delle stelle” è un film che meriterebbe fiumi di parole. L’ultima fatica di Josh Boone racconta la storia d’amore di due ragazzi malati di cancro che non rinunciano ad amarsi nonostante dal diagnosi negativa. colpa-delle-stelle-lettera-hazel-grace

A tal proposito non voglio aggiungere paroloni per descrivere questo film, non basterebbero… e invito tutti voi a vederlo presto anche in DVD. Intanto non posso fare a meno di riportare la lettera che Augustus scrive ad Hazel Grace: le sue parole ci fanno capire quanto amare una persona sia un atto di fede e non un’esigenza. Così Augustus non ritenendosi un grande scrittore chiede all’ex autore preferito di Hazel di correggergli l’elogio funebre che la sua fidanzata avrebbe voluto leggesse al suo funerale, convinta che toccasse a lei andare via per prima…

Signor Van Houten
Io sono una brava persona ma uno scrittore di merda, lei è una persona di merda ma un bravo scrittore: penso che faremo una bella coppia. Non voglio chiederle favori ma se ha tempo – e da quanto ho visto ne ha molto – per favore mi corregga questo, è un elogio funebre per Hazel.

Lei mi ha chiesto di scriverne uno ed io ci provo, solo che ci vorrebbe un po’ di stile… il fatto è che tutti vogliamo essere ricordati, ma Hazel è diversa, Hazel conosce la verità. Non voleva un milione di ammiratori, ne voleva uno, e lo ha avuto. Forse non è stata amata da molti, ma è stata amata profondamente, e questo non è più di quanto spetti a molti di noi?

Quando Hazel stava male io sapevo già di dover morire, ma non ho voluto dirglielo. Lei era in terapia intensiva e io sono sgattaiolato dentro, e per dieci minuti sono stato accanto a lei prima che mi beccassero. Aveva gli occhi chiusi, era pallida, ma le mani erano ancora le sue mani, ancora calde, e le unghie erano dipinte di un colore blu notte e io le ho tenute tra le mie; e mi sono forzato ad immaginare un mondo senza di noi, e che mondo senza valore sarebbe stato?

Oh è così bella… non ti stanchi mai di guardarla, non ti preoccupi mai se sia più intelligente di te, perché sai che lo è. E’ spiritosa senza essere cattiva. Io la amo, Dio se la amo… sono così fortunato di amarla Van Houten.

Non puoi scegliere di non soffrire a questo mondo, ma puoi scegliere per chi soffrire, e a me piace la mia scelta: spero che a Hazel piaccia la propria. Ok Hazel Grace?

Di seguito vi riporto la lettera integrale, tratta dal libro “Colpa delle stelle” di John Green:

Van Houten,
io sono una persona buona ma uno scrittore di merda. Lei è una persona di merda ma un buon scrittore. Insieme faremmo una grande squadra. Non voglio chiederle favori ma se ha tempo – e da quanto ho visto ne ha molto – per favore mi corregga questo, è un elogio funebre per Hazel.  Ho tutti gli appunti, ma sarei felice se lei potesse farli diventare un discorso coerente, o anche solo indicarmi che cosa dovrei dire in un altro modo.

Con Hazel le cose stanno così: quasi tutti sono ossessionati dal pensiero di lasciare un segno nel mondo. Di tramandare qualcosa. Di sopravvivere alla morte. Tutti vogliamo essere ricordati. Anch’io Questo è ciò che più mi disturba, essere un’altra immemorata vittima dell’antica e ingloriosa guerra contro la malattia. 

Io voglio lasciare un segno.

Ma Van Houten i segni che gli umani lasciano troppo spesso sono cicatrici. Costruisci un meganegozio orrendo, o fai un colpo di stato, o provi a diventare una rockstar e pensi: “Adesso sì che si ricorderanno di me” ma (a) non si ricordano di te, e (b) tutto quello che ti lasci alle spalle sono altre cicatrici. Il tuo colpo di stato si trasforma in dittatura. Il tuo negozio distrugge il paesaggio.

(Okay, magari non faccio così schifo come strittore. Ma non riesco a tenere insieme le idee, Van Houten. I miei pensieri sono stelle che non riesco a far convergere in costellazioni.)

Siamo come un branco di cani che pisciano sugli idrani. Avveleniamo l’acqua di fonte con la nostra piscia tossica, segnando ogni cosa come MIA nel ridicolo tentativo di sopravvivere alla nostra morte. Io non riesco a smettere di pisciare sugli idranti. So che è sciocco e inutile – inutile in modo epico, nella mia  ttuale condizione – ma sono un animale come chiunque altro.

Hazel è diversa. Lei cammina leggera, vecchio mio. Lei cammina con passo leggero sulla terra. Hazel conosce la verità: la probabilità che abbiamo di ferire l’universo è pari a quella che abbiamo di aiutarlo, ed è molto probabile che non faremo né l’una né l’altra cosa.

La gente dirà che è una cosa triste lasciare una cicatrice più piccola, che saranno in pochi a ricordarla, che sarà stata amata in modo profondo, ma non a vasto raggio. Ma non è triste, Van Houten. È magnifico. È eroico. Non è questo il vero eroismo? Come dicono i medici: primo, non fare del male. I veri eroi comunque non sono quelli che fanno le cose; i veri eroi sono quelli che NOTANO le cose, quelli che prestano attenzione. Il tizio che ha inventato il vaccino antivaiolo jno ha inventato niente. Ha solo notato che le persone che avevano contratto il vaiolo bovino non si ammalavano di vaiolo.

Dopo che la mia PET si è illuminata tutta, mi sono intrufolato nel reparto di terapia intensiva e l’ho vista mentre era priva di sensi. Sono entrato dietro un’infermiera che aveva la tessera magnetica e sono riuscito a stare seduto accanto a lei per dieci minuti prima che mi scoprissero. Ho davvero pensato che sarebbe morta prima che avessi avuto il tempo di dirle che stavo per morire anch’io. È stato spaventoso: l’incessante aggressione meccanizzata della terapia intensiva. Aveva quest’acqua scura cancerogena che le usciva dal torace. Gli occhi chiusi. Era motivata. Ma la sua mano era ancora la sua mano, ancora calda, con le unghie dipinte di un blu così scuro che sembrava quasi nero e l’ho tenuta stretta e ho cercato di immaginare un mondo senza di noi e per circa un secondo sono stato una persona abbastanza buona da sperare che morisse in modo da non dover scoprire che stavo per morire anch’io. Ma poi ho chiesto più tempo per poterci innamorare. Il mio desiderio è stato realizzato, suppongo. E le ho lasciato la mia cicatrice.

Un infermiere è entrato e mi ha detto che dovevo uscire, che non era consentita la presenza di visitatori, e io gli ho chiesto come stava e il tipo ha detto: “Sta ancora accumulando acqua.” Una benedizione nel deserto, una maledizione nell’oceano.

Cos’altro dire? È così bella. Non ti stanchi mai di guardarla. Non ti preoccupi se è più intelligente di te: lo sai che lo è. È divertente senza essere mai cattiva. Io la amo. Sono così fortunato ad amarla, Van Houten. Non puoi scegliere di essere ferito in questo mondo, vecchio mio, ma hai qualche possibilità di scegliere da chi farti ferire. A me piacciono le mie scelte. Spero che a lei piacciano le sue.

«Mi piacciono, Augustus.
Mi piacciono.»

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