Emma Marrone: “Quella volta che fui arrestata”

Emma Marrone è proprio una guerriera: l’unica cosa che sa per certo è che canterà fino alla fine dei suoi giorni: “Voglio morire felice. Voglio suonare in posti ancora più grandi, voglio sperimentare cose nuove. Voglio di più“. E di più, Emma Marrone lo avrà sicuramente: un po’ perché lo merita ed un po’ grazie al suo carattere determinato e tosto che l’ha portata lontano senza che nemmeno se ne accorgesse: “Mentre facevo Amici non mi rendevo conto di quello che sarebbe successo. A me importava solo di poter cantare dal vivo davanti a 5 milioni di italiani. Non do per scontato il fatto di essere qui, però è come se avessi programmato tutto quello che volevo essere. Mi ricordo che leggevo i nomi dei locali in cui suonavano le star e pensavo che volevo andarci anche io. Volevo suonare davanti a tanta gente“. Queste sono alcune dichiarazioni che l’ex di Stefano De Martino ha rilasciato in una lunga intervista a Rolling Stone.

Emma Marrone: "Quella volta che fui arrestata"

Emma Marrone ha ripercorso le tappe fondamentali della sua adolescenza ed ha raccontato di quanto fosse difficile ‘essere diversa’ in un paesino del Salento come Aradeo, quello dove è cresciuta:

Ero un po’ ribelle, un po’ diversa dal canone delle ragazzine del tempo in Salento. Il piercing, i tatuaggi, i capelli di mille colori… Poi frequentavo solo musicisti e band con cui suonavo. Gente che era ancora più strana di me. Non andavo in villa, allo struscio. Ero sempre chiusa in una cantina o in un pub, a suonare o a sentire suonare gli altri. Al Sud si nota ancora di più quando sei diverso, nell’accezione positiva. Io volevo fare musica, volevo cantare, ma non pensavo di farne un lavoro. Facevo la commessa, facevo la cameriera…“.

Emma Marrone: la scuola e l’arresto

L’indole da rivoluzionaria ha giocato qualche scherzetto alla cantante salentina che, molto attiva sul fronte scolastico, tra uno sciopero e l’altro si è fatta arrestare:

Facevo il liceo classico, ero rappresentante di classe e di istituto. Una leader? Boh, sì. Però non facevo la figa. Mi interessava davvero tutto quello che succedeva, mi sembrava che tutto mi riguardasse. Ho sempre avuto una certa sensibilità sociale. Mi caricavo il mondo sulle spalle, come si dice. E stavo lì a cercare soluzioni. Me la cavavo comunque a scuola. Se andavo male in greco scritto poi prendevo un bel voto nell’orale. Compensavo. Ero forte a scuola. (…) Ero una ribelle, ma a scuola andavo bene. Una volta la polizia mi arrestò per un picchetto. Avevamo fatto occupazione, ma non era solo colpa mia. La preside mi ha salvato. Certo, entrare al liceo insieme alla polizia…Però ero precisa. Se i miei mi dicevano che a mezzanotte dovevo essere a casa, a mezzanotte meno cinque io ero già letto. Mi metteva ansia mettergli ansia. Quindi sì, ero ribelle, ma precisa. Una parac*la, direi. Alla fine ero ribelle nel pensiero, non mi piaceva vivere incastrata in una definizione“.

Emma è proprio una persona dal carattere particolare ed originale: forse è per questo, oltre al suo innegabile talento, che si è aggiudicata la vittoria di Amici 2010?