I casi italiani di virus Zika si sono registrati nel marzo 2015, tutti su pazienti che poco prima erano tornati da viaggi in Paesi dove la malattia è endemica e che comunque non avevano relazione con donne in gravidanza. Tutti e quattro sono guariti senza conseguenze. Dopo di allora non sono stati segnalati altri pazienti colpiti da questa infezione. Secondo il professore Giovanni Rezza, direttore del dipartimento Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità, per l’Italia la minaccia è remota.

Zika” è un virus che prende il nome dal bosco dell’Uganda dove fu scoperto per la prima volta su una scimmia nel 1947. Ha gli stessi sintomi della febbre gialla: macchie rossastre sulla pelle e sulle palpebre, febbre intermittente, dolori muscolari, nelle articolazioni e alla testa. Non esistono, per il momento, vaccini per prevenirla. Si trasmette con la zanzara “aedes aegypti” e a volte con quella “aedes albopictus”, meglio nota come “tigre”. Sopravvive nei territori al di sotto dei 2.200 metri di altezza e si sviluppa nelle acque chiare che ristagnano. Non uccide, ma secondo diverse e scrupolose analisi comparate, mette a rischio la salute dei feti che possono nascere con gravi patologie, come la microcefalia: cervelli più piccoli del normale.

Il rischio per l’Italia e per l’Europa potrebbe concretizzarsi se le zanzare tigre si adatteranno a trasportare il virus Zika. La zanzara tigre vive in climi più temperati rispetto a quella della specie “Aedes aegypti” ed è presente in 32 Stati dell’Unione americana e nel Vecchio Continente. Intanto i Centri di Controllo americani hanno lanciato un alert, invitando le donne in attesa di un figlio a rimandare i viaggi in Brasile, Colombia, El Salvador, Guiana francese, Guatemala, Haiti, Honduras, Martinica, Messico, Panama, Paraguay, Suriname, Venezuela e Portorico.

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