Iniziamo a chiamarli utenti e non “lettori”. I lettori leggono i giornali, i quotidiani. L’utente sorvola la pagina, sia di un normale o frivolo blog sia di una testata telematica. L’utente scorre la pagina.

Scrivere un buon articolo per il web imparando a capire come leggono gli utenti

Imparare a capire il modo in cui le persone passano il tempo sulle pagine web, che è in media è di 7 secondi, è molto importante per dare un’impronta al nostro articolo e cercare di trattenerlo il più allungo stuzzicando la sua curiosità o “costringerlo”, in un certo senso, a non abbandonarlo immediatamente.

Dunque non possiamo dire drasticamente che l’utente “non legge”, ma fa una sorta di “scanning”, una lettura esplorativa per curiosare se c’è qualcosa che può attirare la sua attenzione velocemente.

Lo scanning che effettua l’utente fa riferimento ai punti su cui fissa lo sguardo, quei punti che riescono a catturare la sua attenzione e nel caso di un articolo sul web sono senza ombra di dubbio: titolo, sottotitolo, parole chiavi in grassetto e link. Questi elementi si comportano come “punti luminosi” che si attivano durante la lettura e che riescono ad interessare il “lettore”.

Secondo uno dei massimi esperti di usabilità sul web, Jakob Nielsen, pochissimi utenti si soffermano nel leggere parola per parola. Leggere sul web è più stancante rispetto ad un prodotto cartaceo, per questo, alcuni studi, hanno rilevato che solo il 20% degli utenti leggono l’intera pagina.

In questo modo, come spiegato anche nel libro “Scrivere per il web”, l’utente attiva una strategia di “satisficing“. In pratica non cerca di perseguire un obiettivo ottimale ma si accontenta di un risultato adeguato cercando di reperire quante più informazioni possibili in poco tempo. Informazioni che superino il grado di accettabilità. Se non riesce ad individuare ciò che gli serve, in breve tempo, l’utente sa di poter trovare di meglio nel mare magnum della rete e andrà a cercare la notizia che stava cercando da qualche altra parte.

Bisogna, tuttavia, essere furbi quando scriviamo di un certo argomento sul web. Alcuni studi che hanno monitorato il comportamento dell’utente che cerca informazioni on line, attraverso un metodo noto come “eytracking“: consiste nel capire in che modo lo sguardo si muove sulla pagina web.

Tale studio ha rilevato che l‘utente traccia una sorta di “F” immaginaria quando legge un articolo on line. A nostra volta immaginiamo un articolo composto da 3/4 paragrafi: si eseguono due movimenti orizzontali, per il primo paragrafo e per il secondo. Il primo movimento è più ampio. Al secondo paragrafo già si rimpicciolisce e dal terzo in poi ci si sposta in verticale (guarda la figura).

Scrivere un buon articolo per il web imparando a capire come leggono gli utenti
HeatMap, “eyetracking”. Lettura a “F” dell’utente su una pagina web.

L’utente presta più attenzione alla parte alta dell’articolo e magari riesce ad arrivare fino in fondo al secondo rigo del primo paragrafo. Dopodiché la sua attenzione inizia a calare e se in quelle due righe non siamo riusciti ad incuriosirlo state certi che abbandonerà la pagina.

Gli utenti riservano l’80% della loro attenzione solo alla prima parte dell’articolo, cosiddetta “above the fold”. Il resto del pezzo viene letto sommariamente. E tutti questi elementi che vi abbiamo fornito dovrebbero aiutarvi a scrivere in modo da poter trattenere più a lungo il vostro utente.

Prendiamo ad esempio un pezzo di cronaca: dobbiamo descrivere una tragedia, magari avvenuta in una piccola cittadina di provincia; un omicidio o suicidio. Da questa singola traccia siamo già in grado di capire come spalmare tutte le informazioni più o meno interessanti o quelle che potrebbero incuriosire di più il nostro utente.

L’abilità del giornalista 2.0 sarà quella di diffondere le informazioni in maniera parsimoniosa dal titolo fino all’ultimo paragrafo dell’articolo. Alcuni pensavano che la tecnica delle “5 W” nel giornalismo on the web fossero ormai obsolete, ma in realtà non è così, soprattutto da quando internet è alla portata di tutti ed è sempre più facile trovare notizie real time scritte da migliaia di altri siti.

Dunque sarebbe opportuno spalmare le “5 W” (Who? «Chi?», What? «Cosa?», When? «Quando?», Where? «Dove?», Why? «Perché?») in tutto il nostro pezzo. Ovviamente se dal primo paragrafo incominciate con fuffa e allungate il brodo già dal sottotitolo sappiate che l’utente se ne accorgerà e scapperà via dal vostro sito come un cucciolo di ghepardo affamato. Scusate l’iperbole ma calza a pennello visto che gli utenti sono stati definiti degli “informavori”, appunto vanno a caccia di informazioni in rete nello stesso modo in cui gli animali selvaggi vanno a caccia di cibo.

Ricapitolando, nel caso in cui dovessimo scrivere un pezzo di cronaca, un fatto appena accaduto come un omicidio: tra il titolo, sottotitolo e primo paragrafo, non bisognerà spiegare l’antefatto, ci limiteremo a dare le informazioni principali. Ad esempio dove è accaduto l’omicidio e il coinvolgimento della vittima, magari specificandone l’età o la provenienza ma non rilevando ancora il nome.

Adottare dunque il sistema di piramide rovesciata forse è la decisione migliore soprattutto per un sito ad alta intensità di informazioni come i generalisti sia essi locali che nazionali. Nel secondo paragrafo continuare con le informazioni importanti e nel resto dell’articolo introdurre le informazioni essenziali e di contorno come i dettagli.

Di solito sono questi punti che incautamente forniamo tutti insieme nel primo paragrafo o nel sottotitolo. In questo modo l’utente si riterrà soddisfatto e in men che non si dica attiverà il sistema di lettura ad “F” se nel resto dei paragrafi descriviamo “fuffa”, divagando con paroloni emozionanti che non sposano l’immediatezza, come in questo caso, di un articolo di cronaca nera.

Spero che il mio articolo “molto pratico” vi sia piaciuto. Nel prossimo cercherò di approfondire la tecnica della “piramide rovesciata” e “piramide dritta” imparando anche a dare una “scala di priorità” alle informazioni da spalmare nel nostri contenuti sul web.

Font: giuliamarty.it

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