Grecia: Ue detta la linea per uscire dalla crisi

LUSSEMBURGO – Ultimatum della Ue alla Grecia: o il Parlamento ellenico approva subito il nuovo programma di austerity – dal risanamento dei conti alle privatizzazioni – oppure dall'Europa e dal Fondo monetario internazionale non arriverà più un euro. Nemmeno la quinta tranche di prestiti prevista dal piano di salvataggio da 110 miliardi varato lo scorso anno. Tranche da 12 miliardi (8,7 dalla Ue e 3,3 dall'Fmi) senza la quale Atene non riuscirà a rimborsare i titoli di Stato in scadenza tra luglio e agosto, andando incontro a bancarotta sicura.

L'Eurogruppo – che ieri notte a Lussemburgo, dopo una seduta fiume, ha rinviato la decisione sui prestiti – ha dato quindi ad Atene due settimane di tempo. Il suo presidente, Jean-Claude Juncker, ha convocato l'ennesima riunione straordinaria dei ministri di Eurolandia per domenica 3 luglio: questa è la deadline e in quell'occasione, non oltre, si deciderà se versare o meno i soldi nelle casse dello Stato greco. 'Mister Euro' è chiaro: "La sostenibilità del debito pubblico greco può essere garantita solo attuando il programma di austerity. Non ci sono alternative". E a chi gli chiede sull'enorme difficoltà di realizzare in poco tempo privatizzazioni per 50 miliardi di euro, taglia corto: "Le devono fare e basta". Mentre sul rischio di un contagio a Paesi come l'Italia e il Belgio, il presidente dell'Eurogruppo corregge il tiro rispetto ad un'intervista rilasciata nei giorni scorsi: "Credo che l'Italia non sia in pericolo. Ho solo voluto mettere in guardia – ha spiegato – contro azioni imprudenti che possano scatenare reazioni irrazionali da parte dei mercati".

(ANSA)