Agcom: approvata la delibera sui copyright. Stretta sui ‘pirati’ ma senza inibizione sui siti

L'Agcom, l'Autorità per le garanzie nella comunicazioni ha approvato oggi lo schema di regolamento sul diritto d'autore in Rete. E' passato con 7 voti, di cui un astenuto e un voto contro. Poteri importanti per il garante in quanto decide cosa può o non può andare on line. L'Agcom specifica che l'azione del Garante è alternativa e non sostitutiva della via giudiziaria e in ogni caso si blocca in caso di ricorso al giudice di una delle parti coinvolte.

 

Il provvedimento è stato firmato da Gianluigi Magri, all'approvazione seguiranno 60 giorni di consultazioni sul testo. Dopo eventuali modifiche sarà deliberata e pubbliacta sulla Gazzetta Ufficiale e entrerà in vigore. Il testo, per fortuna (?) appare meno restrittivo rispetto a quello che ci aspettavamo. Infatti tra gli internauti si era diffuso il timore della censura. Comunque dopo la ratifica, c'è il rilancio di Vincenzo Vita (Pd): "Come volevasi dimostrare, tutto era già deciso. Qualche modifica c'è stata, ma dopo 15 giorni di contraddittorio, incombe la censura".

 

Tuttavia Calabro:"Siamo aperti al dibattito". Aperto a recepire idee della società civile:"Abbiamo messo a punto un testo attentamente riconsiderato, dal quale sono state eliminate ambiguità e possibili criticità, fugando così qualsiasi dubbio sulla proporzionalità e sui limiti dei provvedimenti dell'Autorità e sul rapporto tra l'intervento amministrativo e i preminenti poteri dell'Autorità giudiziaria". Aggiunge "L'articolato verrà ora sottoposto a una nuova consultazione pubblica che prevede un ampio termine per far pervenire osservazioni e suggerimenti. E' nostra intenzione stimolare un dibattito approfondito e aperto a tutti i contributi e a tutte le voci della società civile, del mondo web e di quello produttivo, della cultura e del lavoro – e conclude – ho anche dato la mia disponibilità a un'audizione presso le competenti Commissioni parlamentari sullo schema di regolamento qualora il Parlamento lo ritenga opportuno".


Lo schema del provvedimento si divide in ude parti. La prima relativa a favorire l'offerta legale con misure di sostegno allo sviluppo dei contenuti digitlali e alla riduzione delle barriere normative. La seconda parte contiene una serie di misure a tutela del diritto d'autore e si articola in due fasi: una relativamente al procedimento dinanzi al gestore del sito, la seconda al procedimento dinanzi all'Autorità. Nella prima fase, se riconosce che i diritti del contenuto oggetto di segnalazione sono effettivamente riconducibili al segnalante, il gestore del sito può rimuoverlo lui stesso entro 4 giorni (procedura di "notice and take down"). Nella seconda fase, qualora l'esito della procedura precedente non risulti soddisfacente per una delle parti, questa potrà rivolgersi all'Autorità. A questo punto Agcom, dopo un "trasparente contraddittorio" della durata di 10 giorni, potrà impartire nei successivi 20 giorni prorogabili di altri 15, un ordine di rimozione selettiva dei contenuti illegali o, rispettivamente, di loro ripristino, a seconda di quale delle richieste rivoltegli risulti fondata. Come tutti i provvedimenti dell'Agcom, anche le decisioni in materia di diritto d'autore potranno essere impugnati dinanzi al TAR del Lazio.

 

Tele procedura però non riguarda (sulla base del principio del fair use): i siti non aventi finalità commerciali o a scopo di lucro, l'esercizio del diritto di cronaca, commento, critica o discussioni; l'uso didattico e scientifico; la riproduzione parziale, per quantità e qualità, del contenuno rispetto all'opera integrale che non nuoccia alla valorizzazione commerciale di questa. Quindi esclusi gli interventi relativi ai siti personali e amatoriali, distinti da fornitori di contenuto professionale.

 

Ma Di Pietro, come tanti altri giovani del popoli italiano, non ci sta. Attaccà quindi l'Agcome tramite lettera ai leader di Pd e Sel, Pierluigi Bersani e Nichi Vendola, in cui propone loro di convocare gli "stati generalli dell'informazione". L'Authority, secondo l'ex pm, «pone un bavaglio alla Rete, unico baluardo della democrazia in questi tempi bui e strumento fondamentale che ha veicolato le informazioni sui referendum. Ha confermato ancora una volta di non essere fuori dal gioco ma di farne parte. Anche per questo occorre rivedere la composizione e la natura stessa di questo organo che potrebbe essere costituito da un garante unico e indipendente dalla politica».