Un caso di tifo murino a Napoli

Il 15 giugno scorso, al Policlinico di Napoli, nel reparto di malattie infettive, è arrivato un uomo di cinquant’anni proveniente da Ponticelli con febbre alta, brividi, cefalea intensa e una brutta eruzione cutanea. I medici dopo una serie di accurate indagini hanno sentenziato che il paziente è affetto da «tifo murino». Immediatamente è stata allertata la direzione sanitaria e la asl di appartenenza.

Il tifo murino, denominato anche dermotifo endemico, è una malattia infettiva acuta del topo e può essere trasmessa all’uomo attraverso le feci del ratto o la pulce murina, un parassita del roditore, e senza una diagnosi tempestiva e, soprattutto, senza un trattamento adeguato la morte del paziente può avvenire nei 10-60% dei casi. Gli anziani oltre i 60 anni hanno il più alto rischio di morte. I pazienti che ricevono il trattamento antibiotico rapidamente, spiegano i testi di medicina, guariscono completamente.

Comunque l’uomo, dopo le tempestive cure del caso è finalmente guarito e l’altro giorno è stato dimesso.
Il collegamento tra il contagio del paziente di Ponticelli e l’emergenza rifiuti è, ovviamente, una considerazione quasi scontata. Ma il professor Guglielmo Borgia, responsabile del reparto malattie infettive del Policlinico, si dice prudente. Anzi respinge l’ipotesi che il contagio sia una conseguenza diretta della presenza di immondizia per le strade.
Di parere contrario, invece, è la professoressa Maria Triassi, dirigente del dipartimento di Igiene dello stesso policlinico, che ritiene invece che, grazie ai cumuli di immondizia, sono aumentati visibilmente anche animali quali topi e blatte, portatori di infezioni come questa.