Melania Rea: il Gip di Teramo ordina arresto per Salvatore Parolisi

Sembrerebbe che il gip di Teramo non abbia dubbi in merito al caso Rea. Salvatore Parolisi, deturpò il cadavere della moglie, Melania Rea, per sviare le indagini. Secondo indiscrezioni sull'ordinanza, il caporalmaggiore si sarebbe 'incastrato' con le sue mani fino dal primo momento, quando volle far credere di cercare la moglie scomparsa.

Innanzitutto volle far credere di essere stato a Colle San Marco con Melania, cosa non vera. Inoltre, cominciò a cercarla troppo tardi, se è vero che il suo telefonino era spento mentre la mogli scompariva.

Non si parla di vilipendio quindi, ma di deturpazione del cadavere: un tentativo macabro e goffo per far pensare a un'altra mano.

La verità è sempre quella più atroce. La procura di Teramo ha fatto proprie le accuse avanzate dagli inquirenti ascolani che hanno lavorato al caso fino a qualche settimana fa, aggiungendo un ulteriore aggravante. Oltre al vincolo di crudeltà e di parentela, la procura abruzzese contesta a Salvatore Parolisi anche "di aver approfittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa". Sembrerebbe che Melania fosse accovacciata, in una posizione in cui non era possibile difendersi. Quindi Parolisi dovrà rispondere anche a questo.

L'avvocato della famiglia Rea: gip diversi, stesso esito "Evidenzio che due Procure e due gip diversi sono concordi nell'indicare Salvatore Parolisi come l'assassino della povera Melania". Questo il primo commento dell'avvocato della famiglia Rea, Marco Gionni, all'arresto del caporalmaggiore disposto dal Gip di Teramo, Giovanni Cirino. "Non ho ancora letto l'ordinanza di custodia cautelare – prosegue il legale -, quindi non posso dire altro. Da indiscrezioni che mi sono giunte sembra che anche in questa ordinanza venga ipotizzato, come fatto dalla magistratura ascolana, la possibilità che qualcuno abbia aiutato l'assassino nel vilipendio e nel depistare le indagini".

Gionni: nessun capello sul cadavere di Melania "Purtroppo, ancora una volta, le affermazioni della difesa di Parolisi non sono vere. Nessun capello è stato trovato sul cadavere di Melania, tantomeno di donna. La formazione pilifera rinvenuta è nera, come i capelli di Melania. L'unico capello diverso non era sul corpo", ha aggiunto Gionni.

"Sono state trovate solo cinque formazioni pilifere di colore nero, in sede di autopsia, oggi all'esame dei Ris. Un capello di colore nero, come quelli della vittima, è stato trovato sulla sua scarpa sinistra dai carabinieri di Teramo, primi intervenuti", si legge nel comunicato del rappresentante della famiglia Rea.

"L'unico capello di colore diverso, che non sia pelo, di cm 22, di colore castano, è stato trovato non sul cadavere ma, dopo alcuni giorni, il 23 aprile 2011, dai Ris, sulla casetta di Ripe (a 10 cm dalla parte nord e 70 cm dalla proiezione della parete est), non nell'angolo ove è stata commessa la prima parte dell'omicidio (angolo nord-est-lato est). Reperto comunque all'esame dei Ris".

Sbuca inoltre una foto che scagionerebbe Parolisi, ma Gionni si esprime: "La foto agli atti ritrae chiaramente un'automobile di colore amaranto, non una Renault Scenic, parcheggiata in luogo completamente diverso da quello indicato da Parolisi (in prossimità di una casetta sulla strada principale e non su quella delle altalene). Ciò, oltretutto, alle 15.13, in orario persino compatibile con l'omicidio commesso prima a Ripe".

Infine come riporta l'Ansa, l'auto che compare in foto non sarebbe un auto scura, ma bensì rossa, come è invece la Renault 'Scenic' di Salvatore Parolisi, l'auto che si intravede in una delle foto scattate sul pianoro di Colle San Marco dagli studenti dell'Istituto geometri di Ascoli il pomeriggio del 18 aprile scorso, quando il caporalmaggiore denunciò la scomparsa della moglie Melania Rea. E' quanto trapela da fonti investigative di Ascoli. Il colore dell'auto sulla quale la difesa di Parolisi ha posto in questi giorni grande attenzione, emergerebbe chiaramente dalle foto originali al fascicolo. Peraltro questa auto rossa era parcheggiata lungo la strada che dal pianoro sale in direzione di Colle San Giacomo, che dal punto dove è stata scattata la foto risulta più distante rispetto al parco delle altalene dove Parolisi afferma di essere rimasto a far giocare la piccola Vittoria mentre attendeva il ritorno della moglie, allontanatasi a suo dire per un bisogno fisiologico. Insomma, se è stata inquadrata un'auto lontana rispetto alle altalene, a maggior ragione si sarebbe dovuta notare, anche solo visivamente, un'altra automobile, se davvero fosse stata parcheggiata lì come sostiene Parolisi.