11 settembre: anniversario della morte del Compañero Presidente

"Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano. Ho la certezza che, per lo meno, ci sarà una lezione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento". Era l'11 settembre del 1973 quando Salvador Allende pronunciò queste parole, di li a poco, il leader socialista, il primo democraticamente eletto, perse la vita. Insieme alla sua morte a spegnersi fu la Repubblica Cilena. Il golpe dell'esercito portò l'instaurazione di una dittatura militare, guidata dal generale Pinochet. Dittatura che duro fino al 1988 anno del referendum popolare che sancì il ritorno di un sistema repubblicano.

L'11 settembre è entrato nelle memoria delle persone come il giorno della tragedia americana. E' quindi difficile oggi guardare ad altre vicende, soprattutto nell'anno del 10° anniversario. Ma l'11 settembre fu anche il giorno in cui si privo ad una nazione, il Cile, la possibilità di scegliere il proprio destino democraticamente e con conseguente democidio, ben 3000 cileni furono uccisi su i 130000 arrestati. Commemorare oggi Allende, oltre che commemorare l'uomo e le sue idee (scelto dalla nazione come il più grande cileno mai esistito), significa commemorare anche quei morti e rifiutare ogni tentativo di privazione di democrazia