Giovani laureati in crisi: colpa anche degli stage!

CulturaGiovani laureati in crisi: colpa anche degli stage!

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 Corso di laurea triennale, specialistica, master, stage e chi più ne ha più ne metta. Soprattutto per quanto riguarda lo stage, pare che oggi sia diventata una strada quasi obbligata per chi ambisce a una carriera in qualsiasi settore. Per i giovani laureati, come ben sappiamo, la situazione è particolarmente difficile. La disoccupazione giovanile in Italia è al 29%, livello massimo dal 2004. Un giovane italiano su tre è senza lavoro e questo è uno dei tassi più alti dell'Unione europea. Cos’è che precisamente non va in Italia? Secondo il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, «Non funziona la transizione scuola-università-lavoro. Sono tre mondi a sé stanti, che non si parlano. Nei paesi di lingua tedesca, dove si è affermato il sistema duale di formazione professionale, incentrato sull`apprendistato, i tassi di disoccupazione giovanile sono sensibilmente inferiori ai nostri>>.

Si sta diffondendo uno scoraggiamento fra molti giovani laureati di fronte all`uso sproporzionato di stage non retribuiti da parte delle aziende. Appare anche eccessivo l`utilizzo dei contratti atipici. Sempre secondo il Ministro Sacconi ciò può essere spiegato così: «Il rilancio dell'apprendistato impone necessariamente un intervento restrittivo sui tirocini, diventati, soprattutto nella crisi, un'inadeguata alternativa a questo contratto di lavoro. La manovra estiva è stata l`occasione per questo intervento. L`articolo 11 della manovra detta ora una disciplina di cornice dei tirocini chiarita anche da una recente circolare del mio Ministero. I tirocini formativi e di orientamento sono ora proponibili a neolaureati e neodiplomati entro un anno dalla laurea per una durata massima di sei mesi, proroghe comprese. Dopo questi termini l`impresa che voglia trattenere un giovane dovrà offrirgli un contratto di lavoro>>.

 Ma non solo la figura dello stagista subisce una mancanza di riconoscimento, spesso non gli viene previsto alcun pagamento. Molti ragazzi con laurea e master vanno avanti con lavoretti retribuiti 600/700 euro al mese. Quale uomo o donna ha il coraggio di creare una famiglia potendo contare su redditi del genere! A fronte di tutto ciò vogliamo chiamare ancora questi ragazzi "bamboccioni"?

Edoardo Nesi del suo libro “Storia della mia gente” scrive: "‎Ma non eravamo la generazione X, noi? Non eravamo gente senza idee e senza ideali, un branco di coglioni egoisti e fortunati, cresciuti davanti alla televisione, che avrebbero vissuto senza neanche accorgersi della loro fortuna, padroni di un mondo senza più storia, adagiati in un dorato presente senza fine creato dal lavoro dei nostri padri? Non c'è nessuno, invece, che debba chiederci scusa per essere la prima generazione da secoli che andrà a star peggio di quella dei nostri genitori? Per averci fatto nascere e costruire i nostri sacrosanti sogni di benessere e poi averci lasciati senza soldi e senza lavoro proprio quando arriva il momento di viverli, quei sogni?”

 

Fonte: governoberlusconi.it

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