Mostra a Palazzo Venezia: Roma al tempo di Caravaggio

A Palazzo Venezia di Roma, andrà in scena la mostra " Roma al tempo di Caravaggio " dall'11 novembre fino al 19 Febbraio 2012. Le duecento opere in mostra delineano in maniera chiara quelle che furono le ricerche artistiche perseguite a Roma sotto i pontificati di Clemente VIII, Paolo V, Gregorio XIV e Urbano VIII, ossia negli anni che vanno dal 1595 al 1635. Sono anni fondamentali per la pittura, in cui si aprirono tutte le strade che porteranno alla grande stagione del Barocco. Roma arrivò a quegli anni attraverso una forte spinta di rinnovamento, sia dal punto di vista della cristianità, poiché il concilio di Trento si era concluso da non molto tempo (1563), sia dal punto di vista artistico. Qui si cercava di trovare soluzioni nuove che andassero oltre a quelle del periodo soprannominato Manierismo, e questo superamento avvenne principalmente grazie alle ricerche artistiche di due artisti non romani, Caravaggio e Annibale Carracci. Caratterizzate da due concezioni diverse di fare arte, le loro ricerche si rilevarono entrambe fondamentali per la nascita del Barocco.  

Il primo, Michelangelo Merisi, comunemente chiamato solo Caravaggio, rivoluzionò completamente il modo di fare pittura. Dopo di lui nulla fu come prima. La sua rivoluzione fu caratterizzata soprattutto dal nuovo modo di utilizzare la luce. Questa non solo permetteva di rendere la plasticità dei soggetti, ma, attraverso la sua potenza, fu capace di donare a questi grande dignità e monumentalità. La luce divenne il vero protagonista del dipinto, da un lato quasi agendo attivamente all'interno della storia, dall'altro esaltando la drammaticità della rappresentazione. Ma la sua rivoluzione conobbe altre novità: l'uso di modelli bassi per la rappresentazione di soggetti sacri, la mescolanza tra generi diversi dove l'unico obiettivo era quello di fare una pittura di qualità, la messa in scena di un mondo a lui vicino che egli poté rappresentare dal vero e con uno sguardo che oggi diremmo fotografico, bloccando le sue storie nell'attimo più alto dell'azione rappresentata. Tenendo sempre ben presente la tradizione, il suo modo nuovo di concepire la pittura creò un vero e proprio corto circuito al suo interno, sancendo la nascita di uno stile unico. Questo è ben visibile se si nota la grande capacità del Merisi di dare identica dignità ad un Cristo cosi come ad una canestra di frutta. Ad essere folgorati dal Caravaggio furono in tantissimi a Roma. I circa 14 anni che lo videro nella città papale gli bastarono per influenzare una generazione intera di artisti cosi tanto che questi valse loro l'appellativo di Caravaggisti.

L'altro artista fu Annibale Carracci, pittore bolognese che senti forse più di tutti la necessità di superare il periodo precedente. Rinnegare una pittura divenuta oramai ripetizione di forme stereotipate, per favorirne invece un'altra che sapesse guardare alla realtà e in cui l'artista potesse esprimere le sue capacità di rappresentazione del naturale; era questo l'obiettivo del pittore Bolognese. Punto di partenza fu sicuramente il ritorno al disegno dal vero. Annibale, il cugino Ludovico e il fratello Agostino, lo applicarono in maniera costante nelle due scuole da loro fondate, (l'Accademia dei Desiosi e l'Accademia degli Incamminati), in quanto considerato dai tre lo strumento imprescindibile per rapportarsi alla realtà. Ma fu a Roma che Annibale diede il meglio di sé. Arrivato nel 1595, l'artista bolognese ebbe modo di guardare le opere di età classica, e grazie a questo confronto con l'arte antica egli riuscì a portare a compimento il suo rinnovamento della pittura. Nacque allora uno stile che poteva configurarsi come una continuazione di quella Rinascimentale, quasi spazzando via 50 anni di storia, e il cui risultato è l'affresco che ricopre la volta della Galleria Farnese (1507-1604). Qui Annibale riuscì a tenere insieme registri differenti, Raffaello, Michelangelo, Correggio e Tiziano, il tutto sotto l'influsso di un nuovo classicismo, e lo fece cosi come nessun altro artista aveva fatto prima. Annibale però seppe anche aprire una nuova strada che portò verso il barocco, lasciando in eredità la sua pittura ed il suo stile ai suoi giovani allievi che nella città capitolina ebbero la possibilità di lavorare alle commissioni più importanti.

Alla scomparsa dei due artisti, Roma vide dividersi in due grandi schieramenti i seguaci della pittura di Caravaggio e gli allievi di Annibale Caracci. Ma questa divisione netta durò solo pochissimi anni, infatti non passò molto che i due schieramenti iniziarono a influenzarsi tra di loro, anche attraverso gli stimoli di un altro grandissimo della pittura, Peter Paul Rubens, che apriva anche lui un'altra alternativa a quelle due soluzioni, e forse dei tre colui che più anticiperà soluzioni ascrivibili al Barocco. La continua influenza tra vari tipi di pittura portò alla nascita del nuovo stile, che vide forse uno dei suoi emblemi nell'affresco di Pietro da Cortona  in cui è rappresentata la Divina Provvidenza sul soffitto di Palazzo Barberini. Ed è qui che finisce la mostra, negli anni in cui le esperienze di Caravaggio e Carracci sembravano oramai assorbite. Ma, in quegli anni che separano la morte dei due artisti e il pieno Barocco, fu forse Caravaggio che più influenzò gli artisti attivi in quel periodo. Come un fulmine a ciel sereno la sua pittura perdurò per secoli e secoli.