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Nuove ipotesi sulla morte di Van Gogh

Vincent Van Gogh non si suicidò, è questo la conclusione a cui sono arrivati gli storici dell'arte Steven Naifeh e Gregory White Smith. La causa della morte è invece da rintracciare, secondo i due studiosi, in un incidente: il pittore sarebbe stato raggiunto da un colpo di pistola esploso accidentalmente per mano di un ragazzo, René Secretan, in possesso di un arma mal funzionante. I due storici dell'arte sono arrivati a tale conclusione attraverso un'indagine durata circa dieci anni, per ricostruire in maniera dettagliata la vita dell'artista di Zundert, lavorando con grande scrupolosità ad inedite lettere della famiglia del pittore e avvalorandosi anche della collaborazione del museo Van Gogh di Amsterdam. Tra i vari, un elemento importante che ha portato ad avanzare tale tesi è quello del proiettile, entrato, secondo la ricostruzione dei due, nell'addome da un'angolazione obliqua, dinamica difficile nel caso in cui si trattasse di suicidio. I frutti di questo lavoro sono stati pubblicati nel libroVan Gogh: The life.

La tesi apre un nuovo scenario sulla morte del pittore olandese, questione, cosi come tutta la vita, che ha contribuito fortemente a creare il mito Van Gogh più di quanto abbiano fatto le sue opere. Il litigio con Gauguin, il taglio dell'orecchio e il suicidio finale hanno entusiasmato più di quanto abbiano fatto le sue pennellate, i suoi accostamenti di colore o il suo trasmettere nella tela i suoi stati d'animo. La vita di Van Gogh ha appassionato milioni di persone, che ora si vedono stravolgere la tesi sul come l'artista abbia conosciuto la morte.