ACAB: polemiche sulla trasposizione cinematografica dei celerini. Il Tweet di Pierfrancesco Favino. [VIDEO Trailer]

ACAB, è il film uscito da pochi giorni al cinema con un cast di tutto rispetto Pierfrancesco Favino, Marco Giallini, Andrea Sartoretti, Domenico Diele, Filippo Nigro e Roberta Spagnuolo. Sembra subito polemica per l’eccessiva violenza mostrata nella pellicola e alcune critiche sono state davvero dure.

acab_locandina

L’estrema opinione di laRepubblica.it:

ACAB è un film su un gruppo di poliziotti che menano molto, odiano tutti e si divertono pure. Quasi un kolossal, ma troppo compiaciuto del ‘machismo’ di destra che affiora un po’ ovunque

O ancora Mymovies.it più riflessivo:

Profondamente buio, ubiquo e pervasivo, ACAB attenta il gusto dominante, aprendo uno squarcio, soggettivo, parziale, ideologico, estetizzante e tutto ciò che si vuole, su una realtà altrimenti muta

Tuttavia non si può parlare di eccessiva violenza fisica, visto che manca da decenni nel panorama del cinema italiano e va subito al cuore della questione. Accentuata magari la violenza psicologica e prende allo stomaco dello spettatore tirandone fuori tutti i sentimenti, facendo in modo che si identifichi nel personaggio più debole.

Acab è tratto dal libro del giornalista Carlo Bonini (Einaudi) ed è basato su una storia vera. L’acronimo, All Cops Are Bastards (dagli skinhead inglesi, in italiano significa ‘gli sbirri sono tutti bastardi‘) ricorda i film polizieschi degli anni settanta e dell’intensa lotta sociale. Il regista Stefano Sollima, (regista della serie televisiva “Romanzo criminale”) con ritmo incalzante incolla lo spettatore alle poltrone. Un viaggio nel mondo oscuro del reparto mobile che sembra essere lontano dagli altri poliziotti, guardato con diffidenza e paura dai cittadini.

Nelle varie scene si avverte la difficoltà di mantenere l’equilibrio dal condannare ed esaltare determinati comportamenti, tuttavia si riesce a fornire un ritratto completo dei tre “celerini bastardi“, più che di tre poliziotti che magari mescolano il senso pratico a quello del dovere solo per il fatto di essere immersi quotidianamente nella violenza deformando la realtà fino ad esasperarla. Un mondo fatto di odio che diventa appannaggio del loro modo di vivere la giustizia che intendono far rispettare ricorrendo all’uso spregiudicato della forza.

I quattro protagonisti, sono immersi nella capitale veltroniana tra i fatti del G8 2001 e l’uccisione dell’ispettore capo Filippo Raciti durante il derby Catania-Palermo 2007, vivono il tragico stupro e omicidio di Giovanna Reggiani e la morte accidentale del tifoso laziale Gabriele Sandri. Per non parlare poi di Roma, come città invasa dai rumeni e altri cittadini stranieri che Sollima, in questo mondo di celluloide, racconta con caratteri atipici portando in piazza alcuni politici dalle promesse vane che però non giudica lasciando la possibilità allo spettatore di puntare il dito e decidere chi è il buono e chi il cattivo.

Inquadrature e scene montate davvero ad opera d’arte, per non parlare poi dellacolonna sonora, utilizzata con maestria e introdotta ad hoc come solo alcuni grandi registi sanno fare. Basti citare ‘Seven Nation army’ dei White stripes e ‘Police on my back’ dei Clash. Sollima ha dato grande prova di se facendoci capire che non è solo ‘figlio d’arte’.

LA POLEMICA – Ovviamente una pellicola del genere non poteva passare inosservata. Chi vede un incitamento alla violenza e per chi non è affatto qualcosa di estremizzato, ma è solo un racconto visto appunto attraverso la visiera di un casco blu. Non sono mancate  polemiche circa l’offesa nei confronti del lavoro dei celerini, come se fossero delinquenti. Le discussioni sono aperte anche sul noto Twitter, dove uno dei protagonisti, Pierfrancesco Favino, esordisce così:

Questo Tweet, comparso anche sulla pagina pagina ufficiale di Facebook di Favino, interviene su una polemica lanciata dal quotidiano Libero, che aveva scritto che “il protagonista del film sui celerini sfata un pregiudizio, ma basta un manganello per far impazzire i no global“. Sono già centinaia i “mi piace” sul profilo Facebook dell’attore (che vanta oltre 36.000 fan e più di 40.000 follower su Twitter) e i commenti che per lo più esaltano la sua interpretazione del celerino nel film di Sollima.