Isabella Santacroce con ‘Amorino’ si autocandida al premio Strega 2012

Questo è il caso in cui l’autore di un libro irrompe nelle scene da lui narrata. Si tratta di Isabella Santacroce che penetra nel suo romanticismo nero come se fosse una temibile direttrice d’orchestra. Il suo nuovo romanzo ‘Amorino‘, ambientato nel 1911 nel villaggio inglese di Minster Lovell, verrà presentato a Roma il 4 aprile. La scrittrice, inoltre, dichiara di volersi autocandidare al premio Strega 2012 sperando che questa strega non la sfregi.

LA TRAMA – Siamo a Minster Lovell, freddo e austero villaggio inglese. E al tempo stesso “paradiso terrestre” del romanticismo nero. Un luogo fatato che è già di per sé un romanzo – un luogo, si direbbe, non troppo dissimile dalla brughiera selvaggia delle sorelle Brontë. È il 1911. C’è nebbia. Albertina e Annetta Stevenson, gemelle, arrivano da Londra per ereditare un cottage vittoriano in seguito alla morte dei genitori, avvenuta in circostanze misteriose. Vestono in modo identico, di scuro, e si mostrano così integerrime, così schive, che non è un caso se tra i primi ad accoglierle, o forse ad attirarle nella tela di un ragno, sia un equivoco sacerdote, Padre Amos: le cui parole si rivelano da subito cariche di agghiaccianti sottintesi. E sarà lui ad affidare alle sorelle Stevenson (l’una insegnante di canto, l’altra organista) la gestione del coro della sua chiesa, il coro “Amorino”. Molto più che un semplice coro, un’umanità in miniatura, subito conquistata dal rigore e dal fascino misterioso delle due ragazze. La sensualità, la compostezza, la grazia: quel che appare delle due sorelle è solo un inganno. Ogni notte, quando l’oscurità cala su Minster Lovell, in mezzo alla quiete si odono delle grida spaventose. Chi sono realmente Albertina e Annetta Stevenson? Perché il loro arrivo a Minster Lovell coincide con una serie di inspiegabili, sinistri accadimenti? A sbrogliare i fili della matassa, come una direttrice d’orchestra che muova la bacchetta a colpi diabolici, c’è la scrittrice stessa, Isabella Santacroce, che, oltre a rivelare i fatti, irrompe di persona nella scena. E che qui, per la prima volta nella sua carriera, e per la prima volta in un libro italiano, guida un complesso di sette voci narrative che raccontano – anzi, cantano – in una vertiginosa salmodia che arieggia le atmosfere di una seduta spiritica. E riesce a farlo con tale destrezza, con tale slancio metafisico, da regalarci la sua opera più maestosa – nonché il suo romanzo più ipnotico e affatturante.

Autore: ISABELLA SANTACROCE

Titolo: AMORINO
Editore: BOMPIANI
Collana: LETTERARIA ITALIANA
Pagine: 336
Prezzo: 17,50 EURO
Anno prima edizione: 2012

ISABELLA SANTACROCE –  è nata a Riccione. Frequenta il DAMS di Bologna e si avvicina all’ambiente artistico esponendo sue opere a Parigi, Londra, Tokyo e New York. Il suo esordio letterario avviene a metà anni novanta con la pubblicazione di Fluo, primo libro di una trilogia (gli altri due titoli sono Destroy eLuminal). Destroy in particolar modo suscita un certo interesse in Italia, descritto da Alessandro Baricco come “un libro da leggere, se Enrico Brizzi ha del talento, lì ce n’è il doppio“. Il nome della Santacroce venne accostato al gruppo dei Cannibali, movimento letterario sviluppatosi alla fine degli anni Novanta (di cui è rappresentativo il volume Gioventù cannibale pubblicato da Einaudi), formato da giovani scrittori esordienti. Ha pubblicato Fluo (Castelvecchi 1995, Feltrinelli 2001), Destroy (Feltrinelli 1996), Luminal (Feltrinelli 1998), Lovers (Mondadori 2001), Revolver (Mondadori 2004), Dark Demonia (Mondadori 2005) e Zoo (Fazi 2006). Con V.M. 18 (Fazi 2007) e Lulù Delacroix (Rizzoli 2010) ha dato inizio alla trilogia “Desdemona Undicesima”, che si conclude con Amorino.