Presidenziali francesi: Hollande , Sarkozy e gli altri…

CronacaPresidenziali francesi: Hollande , Sarkozy e gli altri...

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Il conto alla rovescia per il primo turno delle presidenziali in Francia è ormai agli sgoccioli. Domani, domenica 22 aprile si vota.

I protagonisti sono, per certi aspetti, gli stessi di 5 anni fa, peraltro anche allora si votò il medesimo giorno di aprile. Il presidente uscente, l’ex marito della sua ex sfidante, la figlia dell’altro suo ex sfidante, e il “solito” centrista, alla sua terza candidatura.

Il risultato finale sembra da più parti già scritto. I sondaggi danno in pratica per certa la vittoria al ballottaggio (il 6 maggio, 15 giorni dopo il I turno) del candidato socialista Hollande.

Ancor più indicative, alcune dichiarazioni di personaggi di primo piano dell’attuale governo transalpino. François Fillon, attuale premier: “Non c’è più speranza. Ovunque in Europa, i candidati uscenti hanno perso a causa della crisi. Non faremo eccezione”. Alain Juppé, ministro degli Esteri non è da meno, e dice di non credere più, alla conferma di Sarkozy all’Eliseo.

Ma le presidenziali francesi riservano spesso delle sorprese: 10 anni fa, il candidato socialista Jospin non arrivò neanche al ballottaggio, lasciando che lo “scontro finale” fosse tutto a destra, tra il candidato dell’estrema destra Le Pen e Chirac, poi vincitore.

I due pretendenti dati per certi al ballottaggio li abbiamo già citati: Sarkozy, candidato dell’Ump, partito di centrodestra francese, di tradizione gollista, e Hollande candidato socialista, che ha battuto alle primarie la segretaria del Psf  Martine Aubry.

Due sono gli outsiders, Le Pen, ma non Jean-Marie, fondatore del Front National  presentatosi 4 volte alle elezioni presidenziali, bensì Marine, la figlia del capo, e Jean-Luc Melenchon, colui a cui è riuscita l’impresa di unire la gauche, la sempre frammentata sinistra francese. Il Front National con Marine Le Pen è accreditata dai sondaggi di un corposo 17%, 2 punti in meno, secondo i sondaggi per il candidato della gauche. I due candidati “estremi” in qualche modo rappresentano una spina nel fianco per i due big, se infatti Le Pen “ruba” voti a destra, Melenchon fa lo stesso a sinistra a scapito di Hollande.

A questi 4 candidati, vanno aggiunti l’eterno centrista Bayrou (Movimento democratico), l’ecologista verde Eva Joly (Europa ecologica), e altri 4 candidati di forze minori: Poutou (Nouveau Parti Anticapitaliste), Arthaud (Lutte ouvrière – Lotta operaia), Cheminade (Solidarietà e progresso) e Dupont-Aignan (Debout la République – Alzati Repubblica, partito di ispirazione gollista). I loro voti, soprattutto il 10% che i sondaggi accreditano a Bayrou,  potranno essere decisivi per il secondo, decisivo, turno.

Una campagna elettorale, per certi versi, poco entusiasmante, con poche, forse nessuna reale novità, e con nessun personaggio capace di catalizzare l’attenzione dei nostri “cugini” d’oltralpe. Lo stesso Sarkò appare lontano parente del candidato che 5 anni fa seppe alimentare nel suo popolo orgoglio nazionale e patriottismo, sfidando e sconfiggendo la candidata socialista Ségolène Royal, l’ex moglie di Hollande. Quest’ultimo dal canto suo non sembra avere quel carisma, quella personalità adatta per esser l’inquilino dell’Eliseo. A maggior ragione in un contesto storico particolarmente delicato, con una crisi economica globale e una sempre più dilagante antipolitica. Crisi e antipolitica, che determinano un disinteresse generalizzato, anche verso quello che è un momento fondamentale, non solo per il futuro del paese a forma esagonale, ma per l’intera Europa.

Da non sottovalutare infine il fatto che, dopo la scelta del presidente, il 10 e 17 giugno i francesi saranno chiamati a scegliere anche i loro rappresentanti in parlamento. In poco più di un mese 4 scadenze elettorali, che potranno influire sull’affluenza alle urne, che crisi e antipolitica, forti come detto anche in Francia, metteranno già duramente alla prova.

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