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venerdì, Dicembre 3, 2021

Asta record per ‘L’Urlo’ di Munch

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NEW YORK – ‘L’Urlo’ di Edvard Munch giovedì 2 maggio è stato battuto all’asta di Sotheby’s  (storica casa d’aste fondata nel 1744) a Ney York per l’incredibile cifra di 119.922.500 milioni di dollari (di cui 12.922.500 di commissioni), dopo soli dodici minuti di contrattazioni telefoniche tra otto collezionisti. Prima opera a superare quota 100 milioni senza commissioni, superato il precedente record del 2010 che apparteneva a ‘Nude, Green Leaves, and Bust’ di Picasso battuto da Christie’s per 106,5 milioni di dollari. La valutazione dell’opera di Munch è andata oltre le più rosee aspettative, visto che le aspettative erano di circa 80 milioni. L’anonimo al telefono che si è aggiudicato l’asta ( si parla di qualche reale del Qatar o di Paul Allen tycoon di Microsoft) era rappresentato da Charles Moffet.

Rimane comunque con la valutazione più alta una delle cinque versioni del ‘Giocatore di carte’ di Cezanne, venduto in trattativa privata per 250 milioni di dollari l’anno scorso, e il ‘Ritratto di Adele Bloch-Bauer I’ di Klimt acquistato da Lauder per 135 milioni (sempre in trattativa privata).

Dell’ Urlo di Munch ne esistono quattro versioni. La prima dipinta nel 1893, una tempera su cartone, è ospitata nella National Gallery di Oslo, la seconda,  realizzata a matita su cartone, è esposta al Munch Museum. L’ultima fu realizzata dal pittore norvegese nel 1910, tempera su tavola, come replica di quella del 1893 dopo che fu venduta ed è tristemente famosa per essere stata rubata ben due volte nel 1994 e nel 2004. Quella battuta all’asta, realizzata nel 1895,  era l’ultima in mano ad un privato, il norvegese Petter Olsen il cui padre fu amico di Munch. L’opera è il simbolo dell’angoscia e dello smarrimento di Munch, un esistenza segnata dalla morte. Prima quella della madre quando ancora era un bambino, poi da adolescente vive il tormento di assistere alla morte della giovane sorella, consumata dalla tubercolosi. Munch descrisse la scena del dipinto sul suo diario mentre era malato a Nizza: ” Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad una palizzata. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c’erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura… e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura”.

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