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martedì, Novembre 30, 2021

In pochi possono festeggiare il Primo Maggio

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Il primo maggio si sa è la festa dei lavoratori, una festività mondiale celebrata da quasi tutte le nazioni del globo, con cui si intende ricordare l’impegno del movimento sindacale ed i traguardi raggiunti in campo economico e sociale dai lavoratori.

Ma in questi anni e sopratutto negli ultimi mesi, in Italia saranno in pochi a poter festeggiare.
Innanzitutto perchè in pochi possono vantare un vero e proprio lavoro degno di questo nome e con questo non intendo fare una sorta di distizione tra tipologie di impiego.
No, non è mia intenzione fare ciò, perchè è opinione comune che il lavoro nobilita l’uomo, qualunque esso sia, ma non a tutti viene concesso il diritto ad un lavoro protetto in cui vengono rispettate tutte le norme di sicurezza, remunerato il giusto e non sottopagato, un lavoro in cui i contratti non scadano ogni tre mesi, un lavoro in cui vengono fatte rispettare le leggi che regolano i diritti che ogni lavoratore merita.
Ogni anno si contano centinai di morti bianche, di licenziamenti, di fabbriche che emigrano all’estero, e intanto la disoccupazione, specie tra i giovani, cresce in maniera preoccupante.
Purtroppo in pochi possono affermare di aver firmato un contratto a tempo indeterminato, che, salvo cause di forze maggiore, li accompagnerà fino al giorno della pensione.
PENSIONE
un miraggio per molti, un’utopia per tanti giovani che a trentanni, anche se lavorano da almeno quindici anni, non hanno mai potuto versare un contributo a causa di fattori esterni ostili.

C’è poco da festeggiare anche per gli attacchi che il Governo vorrebbe sferrare all’articol 18 dello Statuto dei Lavoratori, una norma elementare di civiltà che obbliga a reintegrare nel posto di lavoro chi viene licenziato ingiustamente.
Se l’articolo verrà eliminato, ogni lavoratrice e ogni lavoratore potrebbe subire un ricatto permanente da parte del proprio datore: l’azienda potrebbe licenziarti perchè lotti per il tuo contratto, per condizioni di lavoro e di salario dignitose, perchè chiedi il rispetto delle norme sulla sicurezza e sulla salute, perchè scioperi, perchè vuoi avere un figlio, perchè sei antipatico al capo, perchè devi essere rimpiazzato dal parente o dal conoscente di qualcuno che conta.

Si deve capire che il lavoratore non deve ringraziare il suo datore perchè gli permette di lavorare e avere così un sostentamento, vivceversa si deve comprendere che il datore di lavoro non deve a sua volta ringraziare il lavoratore perchè con il sudore della sua fronte gli permette di guadagnare.
Nessuno deve ringraziare nessuno, entrambi hanno bisogno l’uno dell’altro e quindi deve esserci rispetto reciproco, il lavoro deve essere uno scambio equo in cui nessuno ha il diritto di sopraffare l’altro per la posizione che occupa.

Quindi le lotte iniziate dai lavoratori e dai sindacati alla fine dell’Ottocento non sono ancora finite, non dobbiamo abbasssare la guardia, la guerra non è stata ancora vinta.
A tal proposito le parole di un volantino diffuso a Napoli il 20 aprile 1890 sono ancora attuali e vi invito a leggerle:
Lavoratori ricordatevi il primo maggio di far festa. In quel giorno gli operai di tutto il mondo, coscienti dei loro diritti, lasceranno il lavoro per provare ai padroni che, malgrado la distanza e la differenza di nazionalità, di razza e di linguaggio, i proletari sono tutti concordi nel voler migliorare la propria sorte e conquistare di fronte agli oziosi il posto che è dovuto a chi lavora.

Non c’è nulla da festeggiare, ma noi lo faremo lo stesso, con la consapevolezza che il 2 maggio le lotte dovranno ricominciare.

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