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martedì, Dicembre 7, 2021

Terremoto Emilia: salgono a 4.500 gli sfollati e 7 i morti

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Le scosse di terremoto in Emilia Romagna non accennano a fermarsi e intorno alle 18,35 ne è stata avvertita una nuova. Sembrerebbero tuttavia scosse di assestamento visto che l’intensità va riducendosi man mano. Intanto il sismologo Alessandro Amato, dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia dichiara: “Da ieri pomeriggio non si sono più registrati terremoti di magnitudo superiore a 4, e l’ultima scossa di magnitudo 3 risale alle 10.04 di questa mattina

Gli sfollati adesso salgono a 4.500, hanno dormito in auto e si temono inoltre episodi di sciacallaggio in quanto si aggirano persone che si fingono volontari della Protezione civile. Il sindaco di Finale Emilia chiedono aiuto a Mario Monti e la Cancellieri che presto decreteranno lo stato di emergenza. La loro riforma che non prevede fondi per calamità naturali è la più discussa del momento. Un governo che non aiuta il proprio Paese ma che al contempo pretende il pagamento delle tasse non è un binomio che si sposa perfettamente con il termine ‘Stato’.

Intanto si avanzano delle ipotesi circa le strutture crollate come le fabbriche. Antonio Mattioli, responsabile delle Politiche industriali della Cgil dell’Emilia Romagna, non vuole certo speculare sull’accaduto, ma fa rabbia che da una fatalità muoiono degli operai perché le fabbriche non si reggono in piedi: “Adesso la magistratura farà il suo corso, ma la mancata sicurezza nel posto di lavoro non può essere “derubricata” come fatalità: su come vengono costruite le fabbriche e sul “meno costa, meglio è” bisogna fare chiarezza C’è rabbia, tanta rabbia, pensando ai lavoratori morti nel turno di notte tra sabato e domenica nelle fabbriche del ferrarese. Nessuno vuole speculare sull’evento imprevedibile e sulla morte, ma morire perché le fabbriche non stanno in piedi non è sopportabile, è inaccettabile. Da subito, in accordo con le istituzioni regionali e nazionali, insieme con Cisl e Uil, siamo intervenuti per sostenere le migliaia di lavoratori che hanno perso il lavoro, o rischiano di perderlo a causa di quello che è successo. Ma vogliamo lavorare in sicurezza: la nostra vita non può dipendere da un capannone costruito male“.

Questa brutta storia ci fa pensare ancora alla parola ‘lavoro‘, sulla quale ruota l’intera crisi italiana. Infatti ben 5mila posti di lavoro sono a rischio, almeno è quanto dichiara la Cgil di Modena e Ferrara: “È del tutto evidente che questo terremoto, come gli altri che verranno, non può gravare sulle spalle dei territori che vivono vicende così drammatiche“.

Ricordiamo che le scossa della tragedia è avvenuta i 20 maggio alle ore 4.04 di magnitudo 5.9-6, provocando la morte di 6 persone e più di 50 feriti. Una seconda scossa, molto forte e data in diretta, fa riferimento sempre a quella del 20 maggio alle ore 15.18.

Tuttavia, il governo, dal suo canto fa sapere che stanno studiando una strategia per anticipare i finanziamenti necessari a ripristinare l’attività produttiva, prevedendo l’attivazione degli ammortizzatori in deroga dove sarà necessario.

Comunque sia il Governo non può non intervenire economicamente sull’accaduto nonostante la riforma che si sta studiando in quanto non è stata approvata e quindi non essendo eseguibile non potrebbe o dovrebbe applicarla a quanto accaduto ieri.

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