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domenica, Novembre 28, 2021

Ultima puntata di ‘Quello che (non) ho’ con Roberto Saviano e Fabio Fazio.

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Ieri sera è andata in onda, su La7, l’ultima puntata di ‘Quello che (non) ho‘ con Fabio Fazio e Roberto Saviano. Il programma, che si intitola come la canzone di Fabrizio De Andrè, ha visto sul palco numerosi ospiti. L’interpretazione della canzone ‘Quello che (non) ho’ dell’attore Claudio Santamaria, ha dato il via alla terza puntata, lasciando subito lo spazio al primo monologo di Roberto Saviano che ha avuto per tema l’azienda di Casale Monferrato ‘Eternit‘, la quale ha provocato la morte di numerosissimi operai a causa dell’inquinamento d’amianto.

“I morti non li cancella la sentenza di primo grado del Tribunale di Torino – dice Roberto Saviano – che a febbraio ha condannato i vertici aziendali dopo 66 udienze, 470 ore di dibattimento e la tenacia del pool di Raffaele Guariniello”. Lo scrittore, inoltre, ha suggerito che: “servirebbe la creazione di una superprocura che si occupasse degli infortuni negli ambienti di lavoro. E’ una questione non meno importante dei processi di mafia e la procura antimafia c’è”. Durante il monologo di Saviano, è intervenuta in studio una donna che ha perso cinque familiari a causa dell’inalazione delle polveri d’amianto.

Al termine del primo monologo, si è lasciato spazio agli ospiti e alle loro parole tra cui Valerio Magrelli con la parola ‘poesia’, Giuseppe Gullotta con ‘libertà’, Massimo Gremelli ha parlato della parola ‘paghetta’ (alludendo al caso Lega Nord), Marco Paolini con la parola ‘treno’, Roberto Koch con ‘fotografia’, Ermanno Colmi ha parlato del ‘tempo’, Padre Franco Moretti ha raccontato la parola ‘Africa’ ed Enzo Bianchi ‘pane’.

Arriva così il secondo monologo di Saviano che ha puntato l’attenzione su una parola troppo poco conosciuta: Laogai. I laogai sono una sorta di campi di concentramento, in cui la Repubblica Popolare Cinese vi rinchiude i controrivoluzionari. Si è rivolto un pensiero a Liu Xiaobao, Premio Nobel per la Pace 2010, che attualmente è rinchiuso in un Laogai. Saviano ha raccontato che “Sono fra i tre e i cinque milioni quaranta milioni di persone ci sono passate da quando furono istituiti da Mao per pulire la testa delle persone”. Di questo luogo ne ha parlato Harry Wu, un sopravvissuto dei Logai, che vi è stato rinchiuso per 19 anni. Adesso è un cittadino americano ed è attivista per i diritti umani.

Non resta che apprezzare vivamente il contenuto di questo singolare programma, che ha messo al centro dell’attenzione il valore delle parole e ricordandoci che per le parole, a volte, si mette a rischio la propria stessa vita. Fabio Fazio ha concluso dicendo: ‘Quello che ho è la voglia di dire davvero grazie a tutti per questo abbraccio che abbiamo ricevuto. Un abbraccio che teniamo per ultimo forte per proteggere Roberto Saviano’.

 

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