Chiacchierata con un ex del Napoli: il baronetto di Posillipo!

Un mercoledì da leoni, così si intitolava un celebre film del 1978; nn sarà stato “felino”, ma l’ultimo mercoledì in biblioteca comunale a Casoria (Napoli), è stato certamente interessante. Impegno “personale”, assieme all’assessore Marro, per il Forum della Gioventù cittadino, con la premiazione per il bando “Crea un logo per il tuo forum”. Subito dopo Nando Troise ha organizzato la presentazione del libro “Più difficile di un mondiale”, libro sugli europei di calcio, scritto da Raffaele Ciccarelli. Tra gli ospiti oltre all’autore del libro, l’editore Carmine Testa, e l’ex giocatore del Napoli Gianni Improta, noto ai più come “baronetto di Posillipo”. Ed ecco svelato il perché di questo preambolo “off topic” per il nostro spazio riservato esclusivamente al Napoli.

Per questioni anagrafiche non ho avuto mai l’occasione di ammirarlo in campo, dovendomi accontentare dei giudizi di mio padre, o di chi ha qualche anno più di me. Al di là del valore del calciatore, ciò che emerge, diventando un suo tratto distintivo, è la signorilità, l’eleganza e l’educazione. Tratti peraltro assolutamente visibili e riscontrabili, anche nella sua attuale veste di opinionista televisivo. Finita la presentazione del libro, non ho potuto esimermi dal chiedergli qualche impressione sul mondo del calcio e soprattutto sul Napoli.

Disponibilissimo e pacato il baronetto, soprannominato così da Antonio Ghirelli nel lontano 1971, ha risposto alle domande, riuscendo immediatamente a trasformare l’improvvisata intervista, in una piacevole chiacchierata pallonara. La prima parte è sul calcio in generale: cosa non gli garba di questo mondo, che in questi giorni sta vivendo l’ennesima bufera, e quali le differenze tra “questo” calcio e quello che fu: “Non amo la prova tv, e le squalifiche dei giocatori che danneggiano il club, le sostituerei con delle punizioni economiche. Trovo inoltre sbagliato che sia stato tolto il premio partita, a favore di contratti pluriennali. Così facendo gli stimoli per i giocatori sono inferiori, peraltro i premi partita potrebbero essere un deterrente a quanto sta emergendo dall’inchiesta sulle scommesse”. A questo punto è lecito chiedergli anche le differenze di ingaggi tra oggi e ieri: “La differenza è notevole, noi guadagnavamo bene, ma non ai livelli di oggi, se non si pensava <al dopo> , reinventandoti, anche rimanendo in ambito calcistico, potevi incontrare qualche difficoltà”.

E il baronetto appese le scarpette al chiodo, dopo aver giocato nella sua città, ma anche a Genova, sponda doriana, ad Avellino, Catanzaro, Lecce e Fratta, ha saputo reinventarsi. Allenatore con esperienze a Pozzuoli, Castellamare, Catanzaro, Torre Annunziata, e soprattutto dirigente a Catanzaro e poi opinionista televisivo sulle emittenti locali, a parlare del Napoli, di quel Napoli che dal 1969 al 1973, e poi nel 1979-80 fu anche suo. Proprio sull’attuale Napoli, vira decisa la nostra conversazione. Dico la verità, andavo sul velluto: il suo pensiero in gran parte mi era già chiaro: la domenica sera, quando il Napoli vince l’unica trasmissione che seguo, è quella dove è ospite fisso. Su mister Mazzarri esprime un pensiero che non si discosta molto da quello che spesso è emerso da questo spazio: “Ha commesso degli errori, ma non posso che elogiarlo per quanto fatto finora. Se riuscisse a mostrare una maggiore camaleonticità tattica, una maggiore elasticità farebbe un enorme passo avanti. Ha fatto bene il Napoli a confermarlo, dando continuità al progetto”. Il progetto, il famoso progetto, gli step delaurentisiani: “È arrivato il momento di pensare in grande. De Laurentiis crede in quello che fa, spero solo che non perda gli stimoli, che qualsiasi cosa accada, sappia trovare le giuste motivazioni per andare avanti”. Non posso non chiedergli se crede in un Napoli tricolore, lui che quel tricolore l’ha sfiorato nella stagione 1970-71, quella di un Inter-Napoli 2-1, che ebbe come epilogo, le roventi polemiche scaturite dall’arbitraggio di Gonnella: “Io ci credo. Attualmente si”.

La biblioteca deve chiudere, dobbiamo andare; all’esterno continuiamo a parlare, non più soli, e quando il discorso cade su Ferlaino, non posso non chiedergli un confronto con l’attuale presidente: “Sono due personaggi diametralmente opposti, soprattutto per quanto concerne l’aspetto caratteriale, dove Ferlaino a De Laurentiis da un bel po’ di punti. A Ferlaino va inoltre dato atto che senza i mezzi di cui oggi dispone De Laurentiis, ha saputo fare cose importanti”. L’augurio del baronetto, e ovviamente anche nostro, è che De Laurentiis ci faccia rivivere quelle gioie, che il buon Corrado Ferlaino seppe regalarci, magari raddoppiandole, tripliandole, quadruplicandole, quintuplicandole…insomma moltiplicandole all’ennesima potenza.