Egitto: chi ha vinto le elezioni? E in Francia socialisti pigliatutto!

Elezioni greche, ma non solo. Ieri importanti consultazioni anche in Egitto e in Francia. Se nel paese europeo i dati sono ufficiali e definitivi, diversa la situazione nel paese africano. Andiamo con ordine soffermandoci dapprima sul paese a forma d’esagono.

Ieri si concludeva in Francia una lunga tornata elettorale che ha letteralmente modificato la geografia politica del paese transalpino. Una Francia gollista, chiaramente orientata a destra, si è risvegliata nelle ultime settimane socialista. Come nei primi anni 80, con l’unico altro presidente socialista Mitterand, anche ora la Francia avrà un presidente socialista, Hollande, e un Parlamento con una maggioranza assoluta socialista. I socialisti hanno infatti ottenuto 314 seggi su un totale di 577.

Tra le sorprese l‘esclusione di Segolene Royal, candidata socialista alle presidenziali del 2007, sconfitta al ballottaggio da Sarkozy, nonché ex compagna di Hollande, battuta nel suo collegio di La Rochelle, da Falorni, socialista dissidente. Fuori anche Marine Le Pen, la leader del Front National, il cui partito però entra per la prima volta in Parlamento con due deputati, tra cui la nipote Marion Marechal-Le Pen, appena ventiduenne.

In Egitto come detto situazione paradossale. Il ballottaggio per le elezioni presidenziali, per scegliere il primo presidente dopo i 30 anni di Mubarak, non ha ancora decretato un vincitore. E ciò che più desta perplessità è che ambedue i candidati, Morsi, candidato dei Fratelli musulmani, e Shafik, ultimo premier dell’era Mubarak, rivendicano la vittoria. Nel quartier generale di Giustizia e Libertà, il partito religioso, braccio politico della potentissima organizzazione islamica, viene annuncia la vittoria di Morsi, con il 52%. Contestati i risultati da Shafik, il cui staff sostiene che l’ex premier è avanti con 51,5-52% dei voti.

Intanto il Consiglio supremo militare, che guida il paese delle piramidi dallo scorso febbraio, dopo la caduta del rais Mubarak, ha annunciato che il potere sarà ceduto al nuovo presidente, entro fine giugno. Inoltre dopo lo scioglimento del parlamento, i militari hanno deciso che le nuove elezioni politiche si avranno dopo l’adozione di una nuova Costituzione, approvata con un referendum.