Egitto, Siria e Nigeria: proteste, (quasi) guerra civile e attentati…

PoliticaEgitto, Siria e Nigeria: proteste, (quasi) guerra civile e attentati...

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Assad presidente della Siria e Mubarak, ex presidente dell’Egitto: sono loro, benché in situazioni del tutto diverse, i protagonisti dello scenario politico estero. 

Hosni Mubarak, nato nel lontano 1928, è il primo leader deposto dalla primavera araba, a comparire alla sbarra ed essere giudicato da un tribunale nazionale. L’ex faraone che ha regnato sul paese delle piramidi per 30 anni, dal 1981, al febbraio del 2011, quando fu costretto alle dimissioni a causa delle proteste di piazza, è stato condannato all’ergastolo. Letta la sentenza, Mubarak è stato colto da una crisi cardiaca, ed è stato trasferito nell’ospedale del carcere di Tora. La notizia della condanna ha fatto gioire molti egiziani, ma l’entusiasmo è durato poco, facendo posto a rabbia e proteste. Infatti oltre Mubarak, è stato condannato all’ergastolo l’ex ministro degli Interni Adly, ma sono stati assolti 6 suoi fedelissimi collaboratori, e soprattutto due figli dell’ex rais, Gamal e Alaa accusati di abuso di potere e corruzione.

Nel paese il processo del secolo si intreccia con il secondo turno delle presidenziali, che si terrà tra due settimane. I due sfidanti sono Ahmad Shafiq, l’ultimo premier sotto Mubarak, e Mohamed Morsi, leader dei Fratelli musulmani. Questi ultimi hanno giudicato il processo una farsa, e Mosni ha promesso che se sarà eletto presidente, farà ricelebrare  tutti i processi per le morti della rivoluzione.

Assad in Siria è ancora lontano dall’esser destituito. Ma nel paese che governa dal 2000, quando sostituì il padre a sua volta in sella dal 1971, la rivolta divampa sempre più. Il massacro di Hula è stato uno dei momenti più drammatici per un paese che sembra avviarsi tristemente verso una guerra civile. Assad però non sembra intenzionato a mollare il potere, e le azioni diplomatiche messe in campo dall’occidente, dall’Onu e dalla Lega araba, sortiscono effetti miseri. Intanto lo stesso Assad durante l’insediamento del nuovo parlamento parla di complotto internazionale: “questa è una guerra orchestrata dall’esterno della Siria”. Il presidente ha poi rimandato al mittente le accuse circa il massacro di Hula, definendo barbari gli autori di quella carneficina, esprimendo rabbia e dolore per i bambini uccisi. Non lascia chiusa la porta del dialogo, benché esclude qualsivoglia compromesso con i terroristi.

E se in Siria la situazione è ben lontana dalla pace, pessime notizie arrivano anche dalla Nigeria. Ancora una volta nel paese africano la setta islamica radicale Boko Haram prende di mira i cristiani presenti nel paese. Dodici morti, e diversi feriti, questo il bilancio di un’esplosione avvenuta nei pressi di una chiesa a Yalwa, periferia di Bauchi. Secondo le prime ricostruzioni, l’attentato è stato causato da un kamikaze che a bordo di un auto imbottita di slosivo, si è scagliato contro l’edificio ecclesiastico.

Dal paese africano arriva anche una notizia positiva: Modesto Di Girolamo, l’ingegnere di 70 anni, liberato dopo 5 giorni di prigionia, è rientrato nel nostro paese. Il sequestro è avvenuto lunedì pomeriggio “è andato tutto bene, ora sto bene“, ha detto appena sceso dall’aereo, atterrato all’aeroporto militare di Ciampino.

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