La Resurrezione di Lazzaro del Caravaggio esposta a Roma dopo il restauro

 


La “Resurrezione di Lazzaro“, il celebre dipinto di Caravaggio, a partire da venerdì 15 luglio sarà presentato a Palazzo Braschi a Roma, dopo 11 mesi di restauro diretto da Anna Maria Marcone per l’Istituto centrale del Restauro.
L’immensa tela (3,80 metri per 2,75), grazie all’eliminazione di una consistente  patina che ne rendeva spenti i colori, ha svelato ai restauratori particolari interessanti:

  • la presenza nella calce della preparazione di resti fossili di conchiglie;
  • nella preparazione scura sono state notate le tipiche incisioni di Caravaggio per delimitare le figure o indicarne l’inclinazione;
  •  il quadro è costituito da cinque teli verticali e uno orizzontale;
  • la cucitura orizzontale è più grossolana;
  • la banda in basso, senza figure, è certamente successiva: l’opera era già stata inchiodata e sono stati trovati i fori prima che venisse aggiunta. Probabilmente, Caravaggio dipinse la pala senza conoscere le misure dell’altare al quale era destinata.

Il risultato del restauro è stato, a detta dei tecnici, del tutto imprevisto e  superiore a qualsiasi attesa.

La Resurrezione di Lazzaro
Appena giunto a Messina nel 1609, Caravaggio ricevette una commissione di mille scudi (cifra esorbitante per l’epoca) da parte di un uomo d’affari genovese, Giovanni Battista de’ Lazzari, che voleva una tela per l’altare della cappella che aveva da poco comprato.
Caravaggio scelse la resurrezione di Lazzaro come tema, costruendo la scena come un fregio classico dove i partecipanti all’evento si trovano tutti su uno stesso piano: Cristo con il dito puntato, Lazzaro in diagonale, le sorelle disperate e dietro di loro la folla dei curiosi accorsi per l’evento miracoloso.
La luce, direzionata da sinistra, evidenzia il profilo di Cristo e investe in pieno il corpo nudo e smagrito di Lazzaro al centro della scena.