Alex Schwazer: “A Pechino ho vinto senza doping”

ALEX SCHWAZER – La notizia è arrivata ieri come un fulmine a ciel sereno, oscurando, ingiustamente, una giornata ricca di emozioni e medaglie per il nostro sport. Un’ atleta italiano trovato positivo ad un esame anti-doping, un’atleta di caratura. Si susseguono le illazioni, prima che arrivi la conferma: l’atleta in questione è Alex Schwazer, campione olimpico in carica nella marcia 50km.

L’atleta di Vitipeno è ancora in Italia, non ha ancora raggiunto la capitale inglese, dove avrebbe dovuto cercare di difendere il suo oro di Pechino. Ha il coraggio di ammettere subito le sue colpe, non nega, non si cela dietro a complotti, piani o altro.

E oggi è tornato a parlare ai microfoni del Tg1, difendendo la sua vittoria di 4 anni fa in CinaHo vinto a Pechino senza doping, perché ero sereno e i miei valori ematici erano perfetti» Poi il suo addio all’atletica: «Ora voglio solo ritrovare la tranquillità, ma all’atletica non torno. Chi viene coinvolto con il doping non deve». Il marciatore che vanta anche due bronzi mondiali, trovato positivo all’epo ribadisce di aver «fatto tutto da solo. Sono state tre settimane terribili dopo il controllo perché sapevo che era finita». Poi un’amara constatazione dell’atleta che è stato immediatamente sospeso dalla federazione: «Dopo la vittoria a Pechino non sono stati anni facili. Avrei voluto una vita normale, vedere la mia fidanzata (Carolina Kostner ndr). Ma adesso ho perso tutto. Mi sono allenato dieci mesi tantissimo, e in due settimane ho distrutto la mia vita. Avrò preso anche medicine sbagliate, non lo so, sapevo che faceva male. Adesso cerco serenità e di uscire da questi riflettori».

Arrivano oggi anche le parole del papà del marciatore bolzanino: «Le responsabilità sono mie, perché se si vede un figlio, che durante tutto l’anno è stato male, si deve capire e si deve cercare di parlargli. L’ultima volta che è partito da qui era distrutto. Forse l’ha fatto per non deludere gli altri. E’ stata al 100% la prima volta che ha fatto uso di queste sostanze». Josef Schwazer spiega: «Per fortuna ha fatto solo questo. Si è liberato. Così non poteva andare avanti. Spero che adesso possa condurre una vita normale». Il padre della medaglia d’oro di Pechino, è convinto che suo figlio «psicologicamente non reggeva più. Si era chiuso in se stesso. Si allenava da solo. Spero di poter rimediare agli errori che ho fatto con lui. Per Alex oggi non è il giorno più brutto, il peggiore è quello che verrà. Ripeto, la colpa è mia. Nei momenti difficili serve un padre che riesca a stare vicino ad un figlio. Per questo chiedo perdono ad Alex. Tireremo avanti».

Dopo le ovvie e scontate condanne arrivate da più parti, arriva in giornata un’apertura del presidente della Fidal, Franco Arese che invita a “non tralasciare la parte umana e stare vicino ad un ragazzo che ha sbagliato”. Arese si augura che Alex possa tornare a gareggiare tra 4 anni a Rio, potendo “riscattarsi e avere una vita più normale, perché quando si allena non vede altro”. Per Arese, Schwazer: “ha bisogno di allenarsi in maniera particolare, di stare isolato”. 

Proseguono intanto le indagini, in particolare gli investigatori intendono capire i contatti che l’atleta aveva con Ferrari, il medico da più parti considerato come il «guru» per raggiungere performance sportive al limite, e da tempo sottoposto a indagine per frode sportiva.  L’inchiesta dimostrerebbe che l’ambulatorio del medico era frequentato da molti atleti professionisti.

Non è da escludere che un filone di accertamenti specifici sull’atleta con la conseguente iscrizione, come atto dovuto, nel registro degli indagati, possa essere aperto dalla magistratura di Padova, in seguito alla positività all’epo riscontrata nel marciatore altoatesino.