Alex Schwazer: “Ho fatto tutto da solo, ora non voglio sconti”

Come annunciato ieri, Alex Schwazer l’olimpionico di Pechino nella marcia 50 Km, trovato positivo ad un controllo anti-doping del 30 luglio, e sospeso dalla federazione, parla e si confessa in una drammatica conferenza stampa, tenuta nella sua Bolzano.

«Dal 2010 sono stati tre anni difficili, non sono stato bene e volevo smettere, poi con l’Olimpiade davanti non sono stato più lucido. Le aspettative che avevo mi hanno spinto a doparmi. Vi assicuro che ci si può dopare da soli: sono andato in Turchia e per 1500 euro ho comprato l’epo e lo ho assunto dal 13 al 29 luglio, il giorno prima del controllo. Non sono un medico e sono anche stato male. Per questo non ho fatto i 20 km. Il dott. Ferrari? Solo consigli tecnici. Non devo coprire nessuno. Non avrei perciò problemi a dire che il dottor Ferrari mi ha dato dei farmaci, ma non è stato così».

Il marciatore bolzanino, che nel suo palmares conta anche due bronzi mondiali, prosegue: «per me è stata una mazzata. Non sono fatto per imbrogliare, bastava che dicessi a mia madre di non aprire per il controllo e l’avrei fatta franca, tanto non sarei andato comunque ai Giochi. Non è stato facile dire che la medicina nel frigo era vitamina e non epo, ma la mia fidanzata (la pattinatrice Carolina Kostner ndr) non sapeva nulla. Ora non voglio sconti, non torno più. Voglio una vita normale. Non avete idea di quanto mi sia sacrificato per ogni gara. Non voglio più essere giudicato per ogni prestazione, né osannato».

Sull’oro di Pechino, l’atleta altoatesino già ieri aveva precisato che era “pulito”; eppure oggi è emersa la possibilità di nuovi controlli sui campioni di urina prelevati ad Alex Schwazer dopo quella vittoria prestigiosa, che l’ha fatto conoscere al grande pubblico. A dirlo è Mark Adams, il direttore della comunicazione del Cio: «I campioni vengono conservati e possono essere nuovamente analizzati per otto anni, così che un atleta dopato sappia che se anche la fa franca in un Olimpiade, c’é sempre la possibilità di perdere la medaglia successivamente». Schwazer ha ribadito:«Sono solo contento se tutte le mie prove antidoping fatte negli ultimi anni, anche quelle alle Olimpiadi del 2008, vengono rianalizzate e pubblicate. Tutti i medici di buona fede dovranno dire poi che non vi sono tracce di doping. A Pechino ho gareggiato con valori di un anemico, il che dimostra che non ero dopato»

L’atleta di Vitipeno, classe 1984, argento nella 20 km agli europei di Barcellona del 2010 ha infine concluso: «Spero di poter essere dopo tutto questo, comunque, un esempio per i giovani, ovvero per non fargli fare questi errori. Ho a casa quattro medaglie, ma la vita è tutt’altro. E’ assurdo perdere parenti e amici per andare più forte in una gara».