Assange: ‘Vittoria significativa’, e la Svezia bacchetta l’Ecuador

ASSANGE – Dopo la decisione dell’ Ecuador di concedergli asilo politico, torna a parlare il capo di wikileaks, Julian Assange. Il giornalista australiano da due mesi “ospite” dell’ambasciata ecuadoregna di Londra ha definito la decisione del paese andino: una vittoria significativa”.

Il caso non è affatto chiuso, la Gran Bretagna ha fatto sapere che non concederà il salvacondotto al fondatore di wikileaks, e non ha escluso la possibilità di un’irruzione nell’ambasciata. La volontà britannica è infatti quella di arrestare Assange ed estradarlo in Svezia, dove l’uomo è accusato di stupro. In molti ritengono che una volta in Scandinavia, l’uomo possa poi esser estradato negli Usa, paese dove Assange essendo accusato di spionaggio, rischierebbe la condanna a morte.

Il giornalista australiano, divenuto in qualche il simbolo della libertà di stampa, ha proseguito: “Adesso le cose diventeranno più stressanti, le nostre battaglie sono appena cominciate“, e ha sottolineato come a difenderlo sia stato una piccola nazione, che ha dimostrato coraggio e indipendenza.

Interviene intanto anche la Svezia, e lo fa con il suo ministro degli Esteri, Carl Bildt che ha rigettato le accuse che vorrebbero il sistema giuridico svedese non in grado di garantire la difesa di tutti: “Il nostro sistema giuridico e costituzionale garantisce i diritti di tutti”.

Intanto il paese scandinavo che ha definito “inaccettabile” la scelta dell‘Ecuador di concedere asilo ad Assange, ha convocato l’ambasciatore del paese sudamericano.

Arrivano dichiarazioni sul caso anche dagli Stati Uniti, che negano ogni coinvolgimento nell’intricato caso internazionale. Gli Usa respingono le accuse di aver mosso pressione sulla Gran Bretagna per catturare l’uomo che ha svelato documenti segreti sui conflitti in Iraq, Afghanistan, la cui diffusione ha imbarazzato non poco il dipartimento di stato americano, facendo in alcuni casi, sfiorare l’incidente diplomatico.