Mosca: le Pussy Riot condannate per ‘odio religioso’

CronacaMosca: le Pussy Riot condannate per 'odio religioso'

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PUSSY RIOT – Le tre ragazze russe del gruppo punk “Pussy Riot” sono state condannate per teppismo e incitamento all’ odio religioso. Non è ancora nota l’entità della pena, l’accusa ha chiesto 3 anni, il codice penale prevede un massimo di 7 anni per casi del genere.

Le cantanti lo scorso 21 febbraio intonarono in una cattedrale ortodossa di Mosca una “preghiera” in cui chiedevano alla Madonna di cacciare Putin dal Cremlino.

Nel verdetto la giudice Sirova nega che dietro la sentenza vi sia una volontà politica: “In chiesa sono risuonate solo offese alla Chiesa ortodossa”. La “provocazione” della band era, quindi, rivolta alla chiesa e ai fedeli.

All’esterno del tribunale  Khamovniki, si contano numerosi giornalisti da tutto il mondo, nonché diversi manifestanti e sostenitori del trio, alcuni dei quali sono stati arrestati dalla polizia.

L’avvocato delle ragazze  che dal primo momento ha chiesto la piena assoluzione delle ragazze, ha già annunciato che ricorrerà in appello.

Attraverso il web i sostenitori del gruppo punk di tutto il mondo stanno organizzando cortei in diverse città del mondo.

La leader del gruppo, la ventiduenne Nadia Tolokonnikova in una lettera dal carcere diffusa attraverso i suoi legali, scrive: «Qualunque sia il verdetto, noi e voi stiamo vincendo. Perché abbiamo imparato ad essere arrabbiati e a dirlo politicamente». Sulla mobilitazione mondiale attorno al loro caso: «Trovo ancora difficile credere che tutto questo non è un sogno. La nostra detenzione è un segno chiaro e distinto che la libertà è stata sottratta a tutto il paese». Circa il suo paese, la Russia, la cantante in carcere preventivo dal 15 marzo, scrive: «soffre di un male politico e si rischia la distruzione della libertà e delle forze di emancipazione del paese».

Ha poi ricordato come: «Il privato è politico. E il nostro caso ha dimostrato come i problemi particolari di tre persone accusate di condotta disordinata, possano dare vita ad un movimento politico. Un caso particolare di repressione e persecuzione su chi ha osato prendere la parola in un paese autoritario, ha fomentato il mondo: attivisti, punk, pop star e membri di governi, comici e ambientalisti, femministe e maschilisti, teologi islamici e cristiani, pregano per le Pussy Riot», prima di concludere con un passaggio filosofico: «Kant avrebbe detto che non vede altre ragioni di questo miracolo, se non i principi morali dell’umanità. Grazie per il miracolo».

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