Napoli: buona la prima di campionato a Palermo, a segno Hamsik, Maggio e Cavani!

 

NAPOLI PALERMO – Le vacanze finiscono e torna il pallone! La nostalgia per l’estate che va via superata grazie al ritorno del calcio giocato. È vero: tra calciomercato, ritiri, amichevoli, supercoppettine, il calcio non conosce pause “reali”. Ma il campionato ha tutt’altro sapore.

A ben riflettere, il campionato segna una cesura netta, e dai risvolti paradossali: la sua partenza suscita sentimenti positivi, nonostante coincida con la fine delle vacanze;di contro, benché annunci l’approssimarsi della tanto agognata pausa estiva, la fine del campionato lascia sempre un velo di tristezza. In effetti, quelle 38 lunghe intense giornate,delle quali il campionato consiste, rappresentano piccole fondamentali, decisive tappe della nostra esistenza.

Inutile precisare che simili riflessioni e siffatti pensieri hanno un senso solo per quelle migliaia di persone, uomini e donne, giovani e anziani, colpiti dalla più irresistibile, dolce, insuperabile, irrefrenabile passione che è il tifo!

Vorticoso giro di parole per elogiare un “mestiere”, quello del tifoso, il più bello e difficile del mondo, capace di offrire mille gioie come di mille dolori, e una certezza assoluta: l’immutabilità di una “fede”. In un celebre film un noto regista, filososo, scrittore e attore delle nostre parti sintetizzò perfettamente questa verità assoluta: “Puoi cambiare tutto nella vita, moglie (o marito), fede politica…ma non la fede calcistica…”

Certo il tifoso ha i suoi difetti. Raramente obiettivo, tende a deprimersi per una sconfitta, per poi esaltarsi per una vittoria; è portato all’esasperazione nel bene e nel male. In altri termini, rappresenta l’idealtipo dell’essere irrazionale. Vale per tutti, a qualsiasi latitudine, e indipendentemente dal colore della maglia nella quale ci si riconosce. A mutare è l’intensità, le “dosi”, ma gli ingredienti sono gli stessi.

Altro rinvio a “massimi sistemi”, che conclude questo breve (!) prologo, utile a proiettarci nella prima giornata di campionato del nostro Napoli. Si parte dall’isola che una volta costituiva parte integrante di quel regno di cui eravamo capitale, da quella Sicilia terra dalla forte identità storico-culturale, per molti aspetti a noi simile. Al Renzo Barbera, ex Favorita, di Palermo va in scena uno dei pochi derby meridionali di un campionato storicamente con baricentro “alto”.

Il clima in casa nostra non è dei migliori. A pochi giorni dalla chiusura delle liste, il mercato è stato tutt’altro che pirotecnico, e il tifoso irrazionale ( ma anche notoriamente grande dirigente sportivo, ma anche grande allenatore) non ha gradito. A nulla è valso un precampionato di sole vittorie, più un pari, tramutatosi in sconfitta nei supplementari nella “bellicosa” trasferta cinese.

La sensazione che perseguita il tifoso partenopeo è sempre la stessa: fermarsi sempre ad un passo dallo step decisivo. Il discorso del tifoso è  a tratti finanche razionale, mostra finanche “barlumi illuministici”. La passata stagione ha evidenziato alcuni limiti: difesa, esterni in particolare, in generale ricambi insufficienti. Logico pensare che la società intervenga per ovviare a queste lacune, cominciando con il prendere un paio di difensori, magari un giovane prospettico ma “pronto”, e uno esperto ma lontano dalla rottamazione. Unico innesto in difesa è Gamberini, giocatore di buon valore, un po’ avanti con l’età, e afflitto da qualche infortunio. Volendo considerare l’ex viola come l’esperto, manca il giovane prospettico ma pronto subito. Con il recupero di Britos, fermato da un infortunio la passata stagione, che sostituirà (forse) Aronica, la difesa titolare presumibilmente resta la stessa dell’ultima stagione, con un anno sulle spalle in più. Delusione e perplessità dei tifosi.

Sugli esterni, da inizio mercato si è accostato al Napoli il nome di qualsiasi calciatore giocasse sulla fascia: per ora non è arrivato nulla, restano Maggio a destra, Zuniga (adattato bene) a sinistra, e Dossena come vice del colombiano. Anche qui un pizzico di perplessità del tifoso ci sta.

A centrocampo, volendo, c’è il capolavoro: prendi Behrami, giocatore di valore, e finalmente hai un reparto quantitativamente completo. Il tifoso può esser contento, ma d’improvviso ecco la rottura con Gargano, e la sua cessione all‘Inter, peraltro a prezzo irrisorio. Morale della favola: numericamente come l’anno scorso, la speranza è che Donadel ricompaia da un infortunio eterno. Perplessità non scalfita dall’arrivo del giovane talento ex Brescia (come sua maestà Marek…) El Kaddouri, che non va per caratteristiche e ruolo a colmare la partenza dell’uruguaiano.

In avanti, partito il novello parigino, si è deciso di puntare su un campione assoluto quale è Pandev: il macedone suscita qualche perplessità solo per la tenuta fisica, per il resto non si discute; e su due giovani presunti campioni, l’autoctono Insigne di ritorno da due stagioni spettacolari in prestito zemaniano, in C e in B, considerato da molti talento “futuro prossimo” del calcio italiano, e il cileno Vargas, giunto a gennaio scorso, e ancora acerbo.

Opinione personale soggetta a critiche feroci: circa Lorenzo da Frattamaggiore, ha doti tecniche notevoli; le reti fatte a Foggia, ancor più a Pescara la scorsa stagione di B non sono frutto del caso. Unica incognita, il fisico “tascabile”. Un’altra incognita, molto più “pericolosa” è rappresentata dai tifosi, da quella esaltazione di cui sopra. Il ragazzo ha disputato un buon pre-campionato, ha esordito al San Paolo in un amichevole contro i tedeschi del Bayer Leverkusen con una personalità, un coraggio, una spavalderia che non sono da tutti, deliziando e esaltando immediatamente il pubblico, desideroso di rimpiazzare immediatamente il garçon volato sotto la torre Eiffel. Ecco: il ragazzo, e lo dice anche Mazzarri, ha carattere, ha gli attributi, e soprattutto ha talento e classe; ma lasciamolo crescere con tranquillità, senza eccessi. Il tifoso irrazionale diventi razionale e “furbo” per “egoistico interesse”…In definitiva la scelta di tenerlo e non darlo in prestito va apprezzata e applaudita.

Sul cileno, in pratica, va detto l’esatto, o quasi, opposto: scartato o comunque “abbandonato”, e tutti convinti  che darlo in prestito possa rappresentare la scelta migliore. Il ragazzo, vice-pallone d’oro sudamericano, ha buonissime qualità tecniche, gli manca forse quel coraggio, quella determinazione che invece possiede Lorenzo. Nel precampionato non ha segnato, ha fatto qualche assist, mostrando timidezza, paura, e soprattutto di essere un tantino acerbo. Lasciarlo a Napoli potrebbe esser un rischio, ma tutto sommato si fa bene a correrlo: se si sblocca, Edu non ci deluderà.

Insomma anche quest’anno il reparto offensivo non lascia perplessi, e le tre reti di Palermo lasciano ben sperare. A proposito, Palermo-Napoli...Sarò veloce, non temete!

Il Napoli parte bene e mette subito alle corde i rosanero. In cattedra come al solito Marek e il Matador: quest’ultimo sfiora un gran gol, prima di colpire una traversa a pochi passi dalla porta. Una mole di gioco di ottima fattura a cui manca la finalizzazione decisiva, che arriva solo nel recupero, con il bolide di Hamsik.

Nella ripresa il Napoli arretra un po’ troppo, ancora di più con l’uscita di Insigne, sostituito da Dzemaili, ma gli unici rischi vengono da calci da fermo: altro difetto, “non curato” della passata stagione. Capito l’andazzo, Mazzarri corre ai ripari: dentro Vargas e fuori Inler, il Napoli riprende a giocare e Marek serve Maggio, controllo di petto e diagonale di destro, raddoppio del Napoli. La partita si chiude, e in contropiede arriva la rete dell’ex Cavani su un pregevole assist proprio del cileno Vargas.

Chiosa finale sulla vittoria sicula: il Palermo è sembrato troppo poca cosa, ma il Napoli ha evidenziato una superiorità netta, nel gioco, negli uomini, peccando solo sui piazzati, e nella mancanza di cinismo. Bene la difesa, bene il centrocampo, in particolare Behrami; un plauso ad Aronica che sulla sinistra ha sostituito gli squalificati Zuniga e Dossena (postumi cinesi…). Bravo Lorenzo che ha sostituito Pandev (il suo stop l’altro “danno collaterale” della spedizione cinese), con una prova intelligente, evitando personalismi e giocate, mettendosi a servizio della squadra; però non dimentichi che la sua classe necessita di colpi di genio! E se avesse avuto un paio di centrimeti in più poteva bagnare il suo (quasi) esordio in A con un gol di testa! Ottimo Maggio, ma su tutti meritano un encomio Marek e il Matador: lo slovacco contrasta, fa gioco, segna, fornisce assist, un piacere vedere un centrocampista così completo! Edi corre come un dannato, dribbla, difende, attacca, a volte pecca di egoismo, ma lo perdoniamo, e segna: un campione. Chicca finale per Vargas, il sorriso finale sul gol dell’uruguaiano, mentre questi lo abbraccia affettuosamente, è la scena con cui vogliamo chiudere questo lungo articolo, perché è un momento che ci piace, e magari beneaugurante per lui e per noi!