Referendum anti casta: raccolte 1,3 milioni di firme

REFERENDUM ANTI CASTA – Nel silenzio generale dei mezzi di comunicazione tradizionali, la raccolta firme per arrivare a due referendum che puntano entrambi alla riduzione dei compensi dei politici ha incassato più di 1,3 milioni di firme.
Avviate nei mesi scorsi, le due differenti raccolte firme, che si svolgevano all’interno degli uffici Comunali dal 12 maggio al 30 luglio, sono state praticamente ignorate dalla maggior parte dei media e osteggiate anche da quei partiti potenzialmente affini come Italia dei Valori e Movimento 5 Stelle, che hanno contestato la correttezza formale delle raccolte firme appellandosi alla legge 352 del 1970.
I due diversi organizzatori del referendum abrogativo sono il movimento politico Unione Popolare e il Comitato del Sole.
Entrambi i referendum puntano alla riduzione dei compensi dei politici, andando a colpire la legge 1261 del 1965.
In particolare quello promosso da Unione Polare andrebbe ad abolire la sola ‘diaria‘ di deputati e senatori, ovvero circa 3.500 euro al mese che ognuno di essi riceve per le spese di soggiorno a Roma, somma giornaliera corrisposta al dipendente in trasferta che paradossalmente ricevono anche i circa 200 parlamentari che già vivono nella Capitale.
Mentre oltre alla ‘diaria‘ il Comitato del Sole vorrebbe eliminare le spese di segreteria e rappresentanza: indennità per partecipazione a commissioni giudicatrici di concorso, missioni, commissioni di studio e commissioni d’inchiesta; le spese legate a chi è in aspettativa (aumenti di stipendio, avanzamenti di carriera, quiescenza, previdenza, assistenza sanitaria e previdenziale); indennità mensile esente da ogni tributo; indennità non sequestrabile né pignorabile.

PERCHE’ NON ATTACCARE DIRETTAMENE LO STIPENDIO? Essendo la Costituzione a prevedere un salario per i rappresentanti eletti, si poteva rischiare una bocciatura da parte della Consulta.
Si sa che la retribuzione dei parlamentari italiani è tra le più alte in Europa, ma la ragione che ha portato lo Stato a pagare Senatori e Deputati sin dagli albori della Repubblica, è stata quella di offrire a tutti la possibilità di candidarsi e farsi eleggere, anche a persone dei ceti popolari e operai.

LEGGITTIMITA’ DELLE FIRME RACCOLTE – La critica sulla raccolta firme è stata mossa basandosi sulla legge 352 del 1970, la quale stabilisce che non può essere depositata richiesta di referendum nell’anno anteriore alla scadenza di una delle due Camere e nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali per l’elezione di una delle Camere medesime, onde evitare la concomitanza di elezioni politiche e referendum.
Però alcuni costituzionalisti hanno rilevato come la legge si riferisca al deposito e non alla raccolta delle firme stesse, che, seguendo i dovuti accorgimenti tecnici, potranno essere depositate a gennaio in Cassazione.
Il giudizio della Suprema Corte dovrebbe arrivare entro l’autunno, per poi passare alla Corte Costituzionale che valuterà i quesiti nel gennaio 2014.
Se tutto fila liscio, i cittadini potrebbero essere chiamati alle urne, per esprimersi sui referendum, nella primavera dello stesso anno.