Riforma del lavoro: novità in tema di contratti

Riforma del lavoro, 2012 – Uno dei problemi principali della realtà lavorativa italiana di oggi è la carenza o, addirittura, l’assenza di stipula di contratti di lavoro a tempo indeterminato, considerati contratti di lavoro per eccellenza, poiché forniscono al lavoratore maggiori garanzie e tutele rispetto a tutte le altre formule contrattuali.

Il cosiddetto “posto fisso” è oramai un sogno utopistico, negli ultimi anni le assunzioni a tempo indeterminato sono in rilevante calo, ed oggi, più che mai, si assiste alla stipulazione di contratti di lavoro che fuoriescono di gran lunga dagli schemi tipici del contratto subordinato a tempo indeterminato. Basti pensare, ad esempio, al contratto a progetto o al contratto di apprendistato o al contratto di agenzia o, ancora, al contratto “a chiamata” (cd. telelavoro o job on call), dove le garanzie e le tutele del lavoratore si riducono moltissimo, e dove, per la maggior parte dei casi, dietro agli schemi tipici di tali contratti si celano veri e propri contratti di subordinazione, senza, però, le garanzie e le tutele che il contratto di subordinazione ad hoc fornisce.

Ebbene, questo è uno dei problemi principali che il Governo Monti ha dovuto affrontare, questo è il problema principale che la riforma Fornero ha cercato di risolvere, questo è il problema quotidiano che i lavoratori si prestano a contrastare.

Il 18 luglio la Riforma Fornero entra in vigore, ma, in effetti, quali sono le novità rilevanti della riforma sui contratti di lavoro e, soprattutto, tali “schemi” riusciranno a garantire maggiori tutele al lavoratore e maggiore flessibilità di entrata?!

Scopo della Riforma è quello di realizzare un mercato del lavoro inclusivo e dinamico, favorendo l’instaurazione di rapporti di lavoro più stabili e ribadendo il rilievo prioritario del lavoro subordinato a tempo indeterminato, cosiddetto «contratto dominante», quale forma comune di rapporto di lavoro.

Punto di partenza della Riforma è stato quello di valorizzare l’apprendistato come modalità prevalente di ingresso dei giovani nel mondo del lavoro.

Infatti la principale novità della riforma Fornero è in tema di contratto di apprendistato, il quale diventa la via ordinaria per l’ingresso nel mondo del lavoro, di durata minima di sei mesi, con il limite del 50% per le aziende che hanno meno di dieci lavoratori.

Inoltre la legge di stabilità 2012 prevede sgravi contributivi e di formazione. In particolare per i contratti di apprendistato stipulati a decorrere dal 1º gennaio 2012 ed entro il 31 dicembre 2016 è riconosciuto ai datori di lavoro, che hanno alle proprie dipendenze un numero di addetti pari o inferiore a nove, uno sgravio contributivo del 100 per cento per i periodi contributivi maturati nei primi tre anni di contratto, restando fermo il livello di aliquota del 10 per cento per i periodi contributivi maturati negli anni di contratto successivi al terzo.

Assumere un lavoratore a tempo indeterminato con l’obbligo di un periodo di prova eccessivamente breve, effettivamente, destava molti dubbi e disincentivava il datore di lavoro alle nuove assunzioni.

Tale novità, se correttamente applicata, potrebbe essere una buona soluzione al problema della disoccupazione, soprattutto se il datore di lavoro è incentivato all’assunzione grazie alla possibilità di avvalersi di sgravi fiscali.

Altra novità rilevante è in tema di contratto a progetto. La riforma del lavoro ha cercato di ridurre gli abusi da parte dei datori di lavoro, che spesso utilizzano tale schema contrattuale in maniera impropria. In particolare la particolarità del nuovo co. co. pro. è che i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa prevalentemente personali e senza vincolo di subordinazione, devono essere riconducibili a uno o più progetti specifici, determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore. Progetto specifico perché funzionalmente collegato a un certo risultato finale. Inoltre è previsto un salario base calcolato sulla media dei contratti collettivi nazionali.

Inoltre la riforma ha introdotto novità rilevanti anche per le prestazioni lavorative rese da titolari di Partita Iva, le quali saranno considerate, salvo prova contraria del committente, collaborazioni coordinate e continuative, quando ricorrano almeno due dei seguenti presupposti:

1. collaborazione che duri più di 8 mesi l’anno per due anni consecutivi; 2. corrispettivo derivante dalla collaborazione costituisca più dell’80% del reddito del collaboratore per due anni consecutivi; 3. collaboratore che disponga di una postazione fissa di lavoro presso la sede del committente.

Qualora sussistono almeno due delle suddette condizioni, il datore di lavoro avrà l’obbligo di assumere il lavoratore. Saranno considerate “veritiere”, invece, le prestazioni con partita Iva che superano i 18 mila euro l’anno.

Mentre per il contratto a tempo determinato la durata massima prevista è sempre di 36 mesi, ma  con un’aliquota aggiuntiva pari all’1,4% per finanziare l’Aspi ( Assicurazione Sociale Per l’Impiego, la quale si applicherà a tutti i lavoratori dipendenti privati e pubblici con contratto non a tempo indeterminato). Inoltre la riforma introduce novità in relazione ai termini tra un contratto e l’altro. In particolare, in caso di riproposizione al lavoratore devono passare almeno 90 giorni (prima erano 20) oppure 60 (prima erano 10) nel caso di contratto di durata superiore o pari a 6 mesi. Nel computo dei 3 anni, oltre i quali non è più possibile assumere con contratto a tempo determinato, rientrano anche i periodi di attività prestata dal lavoratore attraverso la c.d. somministrazione.

L’aumento di tali termini ha lo scopo di diminuire l’uso improprio e smoderato che spesso i datori di lavoro hanno messo in atto con il contratto a termine. Inoltre, in caso di primo contratto di durata di 12 mesi, non è più previsto il pagamento della casuale.

Queste sono le novità in tema di contratto più salienti della Riforma del Lavoro, novità che hanno dato origine a momenti di criticità e di perplessità,  e che esclusivamente in una prospettiva di lungo periodo si potranno riscontrare i risultati, positivi o negativi, che effettivamente vi saranno.

In questo mare di incertezze, aspettative e perplessità ai lavoratori italiani non resta che un’unica consapevolezza, ovvero che oramai l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro …che, purtroppo, oggi più che mai, aggiungerei “sul lavoro che non c’è”!!!