Siria: bombe sui ribelli a Damasco. Egitto, Sinai: ucciso leader tribale

SIRIA, EGITTO – Continuano gli scontri in Siria. Teatro delle violenze tra le forze regolari, fedeli al presidente Assad, e i ribelli è la periferia della capitale Damasco. L’esercito siriano ha infatti bombardato le roccaforti dei ribelli, causando la morte di 45 persone, di cui 36 civili.

L’ Osservatorio siriano per i diritti umani afferma che le zone maggiormente colpite dai bombardamenti dell’esercito regolare sono concentrate soprattutto nei distretti meridionali, come Assali, Nahar Aisha e Qadam.

Ad Harasta, sobborgo a nord est di Damasco, e roccaforte dei ribelli sono in corso numerosi rastrellamenti e arresti da parte delle forze di sicurezza.

Intanto secondo il generale siriano al-Jabawi, che ha disertato ed è passato con le forze ribelli, tra le bande armate pro-Assad che affiancano l’esercito regolare nella guerra ai rivoltosi siriani, ci sono militari iraniani. Il generale in un’intervista ad al-Arabiya denuncia che una di queste milizie iraniane ha partecipato ad un assalto in un quartiere di Homs, dove sono morti 10 civili e 350 arrestati

Situazione critica anche nella penisola del Sinai, dove un gruppo di uomini armati ha ucciso nella parte egiziana della penisola, ai confini con Israele, un leader tribale e suo figlio.

A riferirlo è la polizia locale che precisa: «il leader tribale Khalaf Al-Menahy e suo figlio sono stati uccisi a colpi d’arma da fuoco mentre rientravano da una riunione organizzata dai leader tribali per denunciare la guerriglia».

Va ricordato che nella penisola del Sinai, l’esercito egiziano cerca di riprendere il controllo del territorio, sempre più nelle mani di beduini e terroristi. L’aumento delle violenze si è avuto dopo che, lo scorso 5 agosto, 16 guardie della sicurezza furono uccise da un’azione terroristica dei miliziani islamici.