Siria: scontri ad Aleppo, vertice in Iran snobbato dall’occidente

SIRIA – La guerra tra esercito regolare e ribelli continua nel cuore di Aleppo, la seconda città della Siria, e centro economico del paese mediorientale. Nel centro storico della “capitale del nord”, dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco, i combattimenti sono sempre più aspri.

Le forze governative continuano a bombardare diverse aree della città, la più popolosa della Siria. In particolare i ribelli annunciano di aver lasciato parzialmente il quartiere di Salaheddin, loro roccaforte, ma di essere pronti ad una nuova controffensiva.

Altri focolai si segnalano in diverse aree rurali del paese, mentre il regime di Assad sembra concentrarsi soprattutto sui due grandi centri urbani, Aleppo e la capitale Damasco.

Secondo alcuni dati forniti dagli attivisti anti-regime dell‘Osservatorio nazionale dei diritti umani, il mese di luglio con 3643 morti, di cui 274 bambini, è stato quello più sanguinario da quando è iniziata la rivolta anti-Assad. Gli attivisti riferiscono che nel solo mese di luglio in Siria ci sono stati 14 massacri costati la vita a 620 persone.

Sul fronte diplomatico a Teheran è al via una conferenza internazionale sulla crisi siriana. Presenti i rappresentanti di 30 paesi, tra cui Russia, Cina, Pakistan, Algeria e Iraq. Salehi, ministro degli Esteri iraniano ha precisato: «Punto centrale del vertice è la fine delle violenze e l’avvio di un dialogo nazionale il più rapidamente possibile». I paesi occidentali criticano l’iniziativa, definendola come un tentativo di distogliere l’attenzione dalle violenze.

Situazione pesante anche nella penisola del Sinai, dove si registrano nuovi pesanti scontri tra la polizia egiziana e miliziani islamici. Dopo l’attacco ad un posto di polizia egiziano costato la vita a 16 guardie di frontiera, Il Cairo ha rafforzato la presenza militare nella penisola, e ieri in un raid dell’esercito sono stati uccisi una ventina di miliziani. A Rafah intanto avviata la distruzione di diversi tunnel di collegamento verso la Striscia di Gaza.