Alcoa: lavoratori tra paura e speranze e gli scontri con la polizia

Tensione all’esterno del Ministero dello Sviluppo, dove un gruppo di lavoratori dell’Alcoa si è scontrato con gli agenti delle forze dell’ordine.

I manifestanti hanno lanciato bulloni di acciaio, bottiglie  e bombe carta contro gli agenti, i quali, dopo un tentativo dei lavorati dell‘Alcoa di superare le transenne, hanno risposto con diverse cariche.

Un primo bilancio parlava di quattro agenti e un manifestante rimasti feriti negli scontri. Una nuova ansa riferisce di 14 feriti tra le forze dell’ordine, 8 agenti del Primo Reparto, un dirigente ed un ispettore di Polizia, 3 carabinieri e un finanziere. Tra i manifestanti invece i feriti dovrebbero essere due, uno che nel tentativo di evitare una bomba carta è caduto, l’altro contuso mentre tentava di forzare il blocco degli agenti.

Una volta respinti i manifestanti si sono fermati e hanno gridato “vergogna”. Insulti anche verso Fassina, il responsabile Pd economia e lavoro accusato di aver “venduto” i lavoratori. Lo stesso Fassina in una dichiarazione accusa  i ritardi nell’intervento: “Il governo doveva intervenire prima, ora siamo alle strette ma sembra che ci sia uno spiraglio che possa dare una soluzione“. Vendola di Sel critica le politiche fallimentari del centro-destra e le politiche sul lavoro dell’attuale governo, mentre Di Pietro parla di “10-100-1000 Alcoa” riferendosi al moltiplicarsi di fabbriche in procinto di chiudere.

E mentre all’esterno del dicastero la situazione è tutt’altro che tranquilla, all’interno del dicastero è aperto il tavolo di confronto, con l’Alcoa rappresentata dall’ad di Alcoa Italia Giuseppe Toja.

Salvatore Cherchi, presidente della Provincia Carbonia-Iglesias ha parlato della falsa bomba di ieri, definendola una provocazione: “un tentativo di far parlare d’altro”. A televideo.it Cherchi ha poi dichiarato: “temiamo il tunnel senza luce. Glencore venerdì con una lettera ha chiesto al governo chiarimenti. Alcoa ha già una proposta di Klesh. Ci aspettiamo risposte rapide. Solo con trattative concrete lo stabilimento potrà tornare a regime”.

E intanto Alcoa Italia, che ricordiamo è un’azienda americana, con sede a Pittsburgh in Pennsylvania, terza produttrice al mondo di alluminio, e che ha un’unità produttiva di alluminio primario a Portovesme in Sardegna, in via di chiusura nel contesto di un piano di ristrutturazione globale dell’azienda, ha ribadito che il gruppo continuerà le procedure di chiusura degli impianti prevista per fine anno.

Voci sindacali confermano le parole del presidente della provincia di Carbonia-Iglesias. Claudio De Vincenti, sottosegretario allo Sviluppo economico parla di una manifestazione di interesse formale da parte degli svizzeri della Klesh, interessati ad acquisire gli stabilimenti di alluminio della piccola frazione di Portovesme.

Non è mancata la dichiarazione del Ministro del Lavoro ElsaFornero, che ribadisce quanto già detto in altre occasioni: “siamo vicini ai lavoratori di Alcoa e ci sentiamo di spiegare loro lo sforzo che il governo sta facendo per cercare di tenere in piedi quei posti di lavoro, ma devono essere sostenibili economicamente, cioè non possono essere tenuti in piedi così”. Circa la manifestazione dei lavoratori: “non ci preoccupa la manifestazione, ci preoccupa tutto il problema Alcoa”.