Monti bis: la politica italiana si spacca

 

Monti bis: si o no? La politica italiana sembra ruotare tutta attorno alla possibilità di un nuovo esecutivo guidato dal professore dopo le elezioni del 2013.

Il premier appare quello più restio, preferendo un profilo basso, e da Cernobbio, parlando al workshop Ambrosetti dice: “l’esperimento di un governo tecnico è sicuramente episodico e limitato nel tempo, ma non sarà limitata nel tempo una maggiore penetrazione del sapere e delle competenze nell’attività politica”. Il professore non dimentica la politica, ringraziando i partiti che hanno dimostrato: “responsabilità e lealtà“. Sul da farsi Monti è chiaro: “è importante non fare retromarce, in questo momento bisogna concentrarsi essenzialmente sull’agenda”.

Nel discorso finale a Cernobbio il premier è tornato sull’argomento: “mi rifiuto di pensare che in un grande paese democratico come l’Italia non si possa eleggere un leader che sia in grado di guidare il paese“. E forse per allontanare scenari che lo vogliono ancora premier anche dopo la fine di questa legislatura dispensa consigli: “mi permetterei di suggerire che ormai il governo si fa gran parte a Bruxelles con attiva partecipazione dell’Italia”.

A parlare di una nuova esperienza “tecnica”, o comunque montiana, era stato ieri il leader dell‘Udc Casini, che a Chianciano alla festa del partito centrista è stato esplicito e diretto: “Ieri Monti ha detto che il suo orizzonte finisce nel 2013. Mi permetto di contraddirlo. Dopo Monti c’è ancora Monti. Il cammino non va interrotto, la strada è lunga”; e ancora “spesso i tecnici si trasformano in politici, noi lo auspichiamo”.

Alle parole del leader centrista sono seguite immediate le repliche, un tira e molla, un botta e risposta tra favorevoli e contrari ad un nuovo governo guidato dal bocconiano Monti.

Nel PdL il segretario Alfano è pragmatico: “un governo Monti bis? se qualcuno vuole ancora Monti alla guida del governo dovrà trovarlo sulla scheda perché – spiega l’ex Ministro della Giustizia il sale della democrazia sta nel fatto che governa chi vince le elezioni“. In precedenza era stata l‘ex Ministro della Gioventù, Giorgia Meloni a porre simili condizioni per un eventuale Monti bis, scrivendo su twitter: ““Monti bis solo se Monti si presenta alle elezioni e le vince. Perché in democrazia a decidere è il popolo, non le segreterie di partito”. Il capogruppo alla Camera del PdL, Cicchitto parla di forzatura e di una “fuga in avanti”.

Ancor più duro su un’ipotesi di un nuovo governo Monti è il leader dell’Idv Di Pietro, che la boccia sul nascere: “quella di piazzare sulla poltrona di Palazzo Chigi il sobrio professore senza passare per la legittimazione popolare è un vizietto che non si sanno togliere né loro né i maneggioni della casta che vogliono confermare Monti”. L’ex magistrato spara senza mezzi termini su “quei poteri che della democrazia se ne sono sempre fregati, prima fra tutti la finanza internazionale, i banchieri e le grandi aziende che hanno già deciso chi governerà: Mario Monti anche se, aggiunge il politico lucano: “il nominato, giura e spergiura di non essere candidato, ma si fa così quando ci si vuole far pregare”.

Si mantiene sul vago uno dei leader del Pd, Massimo D’Alema che in un’intervista durante la festa democratica a Terni dice: “Ho un rapporto personale, antico e amichevole con il presidente del consiglio. Fui io, da capo del governo, a confermarlo commissario europeo, negoziando anche il suo incarico a commissario alla concorrenza. Una fase in cui l’Italia aveva Prodi alla presidenza della commissione europea e Monti a quella per la concorrenza. Un livello mai più raggiunto.
Sul piano politico, Monti è un liberale, di certo non un uomo di sinistra. Tuttavia in questo paese, dove la destra sostiene l’evasione fiscale, un vero liberale rappresenta un bene prezioso. Nel lavoro di Monti c’è serietà, capacità di tenere sotto controllo i conti pubblici e una fortissima ispirazione europeista. Ora però il Paese ha bisogno di altro”.

La possibilità di un Monti bis ha il potere di unire forze politiche notoriamente contrastanti, come si evince anche da una rapida lettura dei quotidiani odierni. Se Il Giornale.it  fa un elenco di personaggi influenti, della politica, della finanza, del sindacato, non solo italiani, che vorrebbe un nuovo governo Monti, Il Fatto quotidiano.it intervista lo storico Mieli, che pur elogiando il lavoro di Monti, boccia l’ipotesi che sembra farsi strada: “L’esecutivo tecnico è un esperimento che ha un inizio e una fine, chiamato in una situazione straordinaria a guidare l’Italia con il sostegno dei partiti. Tra l’altro ricordiamoci che all’inizio anche l’Italia dei Valori diede il proprio sostegno a Monti. Per dire che tranne la Lega, erano con lui tutti i partiti. Salvo, come è normale, prendere una posizione diversa sui singoli atti. La maggioranza parlamentare di partenza era pressoché unanime . Ma parlare del Monti bis adesso è un gravissimo errore. E una mossa inopportuna. Perché il governo deve durare setto-otto mesi, sino alle elezioni. Sarà un periodo in cui continueremo a stare sulle montagne russe: l’accettazione della decisione di Draghi è un passaggio fondamentale, ma non siamo fuori da questa congiuntura. Quindi il governo dovrà prendere ancora molti provvedimenti: è un’avventatezza parlare del dopo”.