Québec sparatoria: un morto durante i festeggiamenti dei separatisti

 

QUÉBEC – Sparatoria in Québec, la provincia francofona del Canada. Durante una cerimonia a Montréal, organizzata dal Parti Québécois (Partito Quebecchese), partito indipendentista di centro-sinistra, per celebrare la vittoria delle elezioni provinciali del 4 settembre, un uomo armato di carabina ha ucciso una persona, ferendone un’altra. 

L’uomo ha cominciato a sparare subito dopo che il nuovo primo ministro della provincia canadese, Pauline Marois, primo premier donna del Québec, ha detto “il futuro del Quebec, è quello di diventare un Paese sovrano”.  Al momento del suo arresto l’uomo, che ha tentato di incendiare la sala in cui la leader dei separatisti francofoni canadesi stava pronunciando il suo discorso, con uno spiccato accento inglese avrebbe esclamato in francese “gli inglesi si stanno svegliando”.

Marois è stata immediatamente portata via dal palco dalle sue guardie del corpo, ed è rimasta illesa. La vittima è deceduta durante la notte, mentre l’altra persona ferita è in condizioni gravi.

Le elezioni provinciali in Québec si sono svolte in anticipo, dopo lo scioglimento dell’Assemblea Nazionale (Parlamento provinciale) voluto dall’ex premier Jean Charest, lo scorso primo agosto. Il leader del partito liberale ha chiesto lo scioglimento dell’Assemblea in seguito alla crisi di governo, e ad una impopolarità dovuta in primo luogo alla difficile situazione economica in una delle province più progredite dello stato federale canadese,  e a scelte controverse come l’aumento delle tasse universitarie, che ha dato il via ad una lunga serie di manifestazioni studentesche.

Le elezioni del 4 settembre, che hanno chiamato al voto 6 milioni di elettori, segnano dopo nove anni il ritorno al governo del Québec degli indipendentisti del Pq, il Parti Quebecois, che potrà così contare su 58 dei 125 seggi dell’Assemblea nazionale, sufficienti a formare un governo di minoranza, che verrà guidato per appunto dalla 63enne Pauline Marois.

Pur non disponendo ancora dei dati definitivi, è molto probabile che il partito Liberale del premier uscente Jean Charest riesca a contenere la sconfitta, collocandosi al secondo posto, col conseguente onere di guidare l’opposizione. Al terzo posto è giunta la Coalizione per il futuro del Quebec, una  formazione guidata dall’astro nascente della politica della provincia francofona, il populista Francois Legault.

Una vittoria, quella del Partito indipendentista, che a detta degli analisti allontanerà ancor di più dal Canada il Québec, la provincia più estesa, e la seconda più popolosa, posta nella parte orientale del gigante nordamericano (lo stato più esteso al mondo dopo la Russia).

Lo stesso gesto dell’uomo appare in qualche modo una “novità”, non solo per l’alto grado di civiltà, di stabilità e di tranquillità in cui versa il paese dell’acero; ma ancor più se si considera l’ “indifferenza” che vige tra La Belle Province (l’unica esclusivamente francofona) e le altre province canadesi. Evidentemente se due referendum sull’indipendenza sono stati bocciati, uno nel 1980, e uno nel 1999, al Québec non fa gola abbandonare uno dei paesi più forti del G8, con una struttura che gli permette di usufruire del 15% del budget federale.

Il problema reale è riscontrabile esclusivamente nell’assenza di dialogo tra due mondi che ignorandosi e combattendosi rischiano di allontanarsi, o ancor peggio, come dimostra il gesto dell’uomo nella sala di Montreal, di trasformare anche il tranquillo e sereno Canada in un paese percorso da pericolose tensioni etniche.