Berlusconi fa retromarcia ‘grazie’ alla sentenza dei giudici?

Berlusconi fa dietrofront e rilancia. Può apparire paradossale che a far cambiare idea a Berlusconi, sia stata una sentenza della magistratura, quella che ieri l’ha condannato, in I grado, a 4 anni (3 anni condonati) per la vicenda dei diritti tv Mediaset.

Silvio Berlusconi che pochi giorni fa aveva deciso di defilarsi e di lasciare spazio alle nuove leve del PdL, in diretta telefonica con il Tg5 afferma: “Mi sento obbligato a restare in campo per riformare il pianeta giustizia perché ad altri cittadini non capiti ciò che è capitato a me”. Il fondatore di Finivest ha nuovamente parlato di sentenza politica e di persecuzione personale.

L’ex Primo Ministro ricorda che a Roma la Cassazione mi ha assolto con formula piena sulla stessa materia. Come mai non si è tenuto conto di questo? Forse il giudice Davossa è molto prevenuto contro di me. O forse in tutto questo si devono trovare delle spiegazioni di natura politica”. Quindi un attacco  alle motivazioni, Berlusconi parla di: “un’ipotesi fantascientifica”, in quanto verrebbe accusato di un’evasione per l’1% delle imposte, da lui definita “ridicola”,  così come gli appare: “incredibile parlare di naturale capacità a delinquere”, anche perché ricorda di essere “incensurato” e “tra i primissimi contribuenti”.

Il cavaliere entra poi nella sua sfera personale, dicendo di non avere “un’età verdissima” e “di aver dimostrato di essere un bravo imprenditore, arrivato ad avere 56 mila collaboratori. Sono stato presidente del Consiglio per quasi 10 anni, sono l’unico protagonista della politica mondiale ad aver presieduto per tre volte il G8. Sono un ottimo padre di 5 figli e ottimo nonno di 6 nipoti”. 

Le parole di Silvio Berlusconi non cadono nel vuoto, pronta la replica dell’Anm, che attraverso il segretario Sabelli, ricorda come non si possa “assolutamente parlare di sentenza politica e barbarie“, e continua: “respingiamo con fermezza attacchi e offese”. Sabelli esprime poi “solidarietà” ai magistrati della Procura milanese.

Sulla sentenza interviene anche il vicepresidente del Csm, Michele Vietti che invita a “non utilizzare le sentenze nel dibattito politico”, e a non strumentalizzarle “a fini politici”. Vietti ricorda che “viviamo in uno Stato di diritto in cui vige per tutti gli imputati, anche i più noti, la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva”.