Il bambino portato via dalla polizia è già un caso mediatico

PADOVA – Il nonno e la zia del bambino portato via dalla polizia a forza dalla scuola di Cittadella sono stati denunciati per oltraggio e resistenza. La vicenda sta assumendo una certo eco a livello mediatico e il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, dichiara: «sono drammatiche, comunque turbano molto perché vedere un bambino trascinato cosi é  una cosa che colpisce molto e fa male vedere che accadono fatti di questo genere», riferendosi al video mandato in onda due giorni fa dalla trasmissione di Rai 3 ‘Chi l’ha visto?. E intanto la madre del bambino, Ombretta Giglione, lancia un appello: «Liberate Leonardo, fatelo tornare alla sua vita. Mi appello al padre che può farlo e alle istituzioni per far cambiare questi giudici che giudicano senza pensare». Il padre, invece, pronuncia parole di serenità in merito allo stato attuale del figlio di 10 anni, strattonato dalla polizia e fatto salire di forza in auto per eseguire una ordinanza della sezione Minori della Corte d’Appello di Venezia, la quale ha stabilito che la patria potestà del minore debba andare solo al padre: «Ho salvato mio figlio e ora sta bene, è sereno. Abbiamo pranzato insieme e giocato alla playstation, ho cenato con lui e l’ho messo a letto. Non lo facevo da anni, è stata una bella emozione».

L’Italia si divide sulla vicenda. C’è chi comprende le ragioni di un padre vittima di un sistema sbagliato, di una gestione errata circa il rapporto da mantenere con il proprio bambino mettendo da parte i dissapori con l’ex coniuge. C’è chi invece si schiera contro la polizia e il modo in cui ha affrontato l’intera questione insieme ai servizi sociali. E ancora c’è chi sostiene che i Poliziotti non hanno nessuna regola di ingaggio: «che regolamenti determinate attività e che riguarda anche questo caso che ha messo, di nuovo, la Polizia di Stato SOTTO LA GOGNA MEDIATICA!» e questo è quanto dichiarato in un comunicato stampa dal Sindacato POLIZIA NUOVA. 

Non bisogna far un’erba un fascio, ma quanto accaduto non dovrebbe mai più capitare e il popolo italiano colleziona tuttavia trascorsi infelici con le forze dell’ordine, basti pensare al caso ALDROVANDI, anche se è una questione totalmente diversa rispetto all’ultima vicenda balzata agli onori della cronaca.

Nel frattempo interviene il rappresentante della Onlus che ha preso in carico per conto dei servizi sociali del comune di Padova, l’ospitalità del bambino di 10 anni “Il bambino ha passato una notte tranquilla e contiamo di inserirlo in una scuola di Padova nei prossimi giorni“. E continua dichiarando che tutto questo clamore può solo far male alla vittima di tale storia.

I giudici scrivono che: «Gli incontri del bambino con il padre – scrivono – sono stati del tutto sospesi per iniziativa della madre dal settembre 2010. Sono ripresi solo l’8 febbraio 2012, in uno spazio neutro a Padova, con l’assistenza di un educatore – continuano – L’attuale situazione del minore è gravemente rischiosa per la sua evoluzione psicofisica».

Si racconta che la madre odiasse l’ex marito e per questo non gli lasciava vedere suo figlio. Ma arrivare a capo di questa vicenda è davvero difficile, quindi ogni voce, per adesso, rimane quella che è, soltanto una voce e tuttavia a schierarsi in favore del padre scende in campo la responsabile della Sezione di Padova dell’Associazione Padri Separati, Luisa Palamidessi, sociologa del diritto: «Conosciamo bene il padre del piccolo, è un avvocato ed è uno dei miei migliori collaboratori». «Lo conosco molto bene – prosegue – posso dire senza paura di essere smentita, perché questa è la verità, che il padre, senza colpe evidenti, da anni non riusciva a vedere il figlio con colloqui sereni perché il bambino lo rifiutava. Ora è chiaro che non si può dare di questo la responsabilità al bambino, a quanto mi risulta neanche il padre aveva responsabilità evidenti, non le abbiamo notate».

La madre del ragazzino di 10 anni però non ci sta e vuole far luce su quanto si sta raccontando: «Ieri mi sono presentata alla casa famiglia con il pediatra ma non ci hanno fatto entrare» aggiungendo: «Credo che non lo si voglia far visitare per evitare che si vedano gli ematomi che ha mio figlio». E inoltre dice che non si è mai opposta: «il bambino era a disposizione, ma il bambino non vuole essere strappato al suo mondo. Il bambino vede il padre negli incontri protetti messi per riconciliare il rapporto e riusciva a vederlo una volta alla settimana. Mio figlio non voleva andare a casa sua perché a casa del padre è stato ripetutamente chiuso in una stanza perché piangeva e voleva tornare a casa. Tutto ciò è agli atti».

 AGGIUNGE LA CANCELLIERI – «All’emotività dobbiamo rispondere con la razionalit°. Il Capo della Polizia ha aperto un’inchiesta sull’argomento. Quindi dobbiamo capire esattamente cosa e successo e perché. E poi bisognerebbe capire tutto quello che c’e dietro questa vicenda che comunque e drammatica», ha spiegato il Ministro dell’Interno. Oggi il governo riferirà in Parlamento e il capo della polizia ha disposto un’indagine interna sul comportamento degli agenti, e «se si sono comportati male – ha sottolineato il ministro – avranno quello che la disciplina prevede. Se sono fatti complessi che appartengono ad altri enti, la polizia e andata di supporto».

LA QUESTURA – di Padova precisa che nel video: «è il padre che lo tiene per le gambe. A un certo punto – ha spiegato – il bambino si è buttato a terra: è un ragazzino corpulento e per questo il padre ha chiesto aiuto a uno dei nostri agenti per sollevarlo da terra e portarlo in auto». La questura sottolinea che le disposizioni della magistratura che per ben: «tre volte aveva tentato di eseguire il provvedimento presso l’abitazione della madre» che purtroppo ha trovato l’ostacolo della madre e genitori della donna.  L’intervento presso la scuola è stata l’ultimo tentativo «in un luogo neutro. Ieri mattina si era tutto svolto in maniera tranquilla fino all’arrivo del nonno».