Il bambino portato via dalla polizia: l’indignazione divisa a metà


Padre e zia del bambino portato via dalla polizia di Padova

Il questore di Padova in merito al caso ormai conosciuto da tutti come ‘Il bambino portato via dalla polizia‘, conferma la spettacolarizzazione di tutta la vicenda. Sono così incominciate ad arrivare telefonate di insulti al 113: «Vergognatevi!». Intanto nella Questura della città sono stati inviati degli ispettori ma Vincenzo Montemagno (questore di Padova), dichiara: «L’operato dei miei uomini è stato cristallino, non mi dimetto».

Il comportamento dei suoi agenti che  mercoledì hanno eseguito l’ordinanza della Corte d’Appello dei minori, è ormai sulla bocca di tutti visto il modo in cui è stato prelevato il bambino di dieci anni conteso tra i genitori separati. L’intera faccenda ha suscitato inevitabilmente le scuse da parte del Governo, infatti, ieri, il sottosegretario Carlo De Stefano ha dichiarato: «La scena del trascinamento del minore richiede che vengano espresse anche le scuse del Governo. Non è sembrato adeguato rispetto a un contesto difficile e ostile».

E’ discutibile tuttavia la presa di coscienza da parte della Questura visto che segnala alla magistratura la zia materna e il nonno del bambino per le ipotesi di oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale per avere ostacolato l’azione degli agenti che eseguivano un provvedimento dell’autorità giudiziaria stessa.

Questo è quanto accaduto secondo l’infografica di Centimetri:

Dopodiché tra una dichiarazione a destra e a manca del questore insieme a quelle di questo governo, inizia il tour televisivo da parte della famiglia materna del bambino, unica vittima di tutta questa storia. Proprio ieri durante la trasmissione di ‘Pomeriggio 5‘ condotta da Barbara D’Urso, l’ospite in studio era la madre del piccolo Leonardo che ha rilasciato una lunga serie di dichiarazioni:

Siamo arrivati a questo punto dopo anni di guerre giudiziarie in cui il padre del bambino ha sempre cercato di toglierlo da casa per il fatto che il bambino non lo voleva frequentare… Io sono riuscita a far avere al bambino un contatto col padre, mi sono messa in discussione, mi sono messa in gioco facendo capire al bambino che era giusto vedere suo padre… Lui non voleva stare da solo, non voleva seguirlo da solo a casa sua – aggiunge – Il padre non si accontentava di questo, voleva di più, voleva che il bambino andasse a casa sua…

Poi interviene anche la zia, autrice del video shock che dall’Italia, adesso, fa il giro dell’Europa e racconta come si sono svolti i fatti:

Sono intervenute 15 persone, fra operatori della questura in borghese, lo psichiatra, il padre, i servizi sociali. Il bambino era a scuola, io ero dentro l’auto con mio padre ed ho intravisto delle persone sul retro. Avevo riconosciuto lo psichiatra, mio padre è andato, ma non tornava. Allora ho preso la telecamera e ho iniziato a correre. Già in strada ho sentito mio nipote che urlava fortissimo, poi ho sentito le grida di mio padre trattenuto dai questori. Stavo correndo, sono arrivata dicendo quello che ho detto (nel video, ndB). Il bambino era già per terra; non era caduto in seguito ad un nostro intervento. Lo stavano trascinando sin dalla sua classe per finire sulla strada, sulla ghiaia. A tenere il bambino, il padre, lo psichiatra, il questore.

Il padre del bambino, invece, dopo aver incontrato il procuratore capo Mario Milanese, rilascia solamente un’intervista alle telecamere della Rai per raccontare la sua versione dei fatti. Intanto nella Questura di Padova l’aria è diventata pesante. Prima si lavorava con tranquillità, in queste ore, invece, tutti gli agenti sono con il fiato sospeso e ad aggravare la situazione sono i cittadini che indignati rivolgono delle telefonate al 113 che fanno molto male. Non si scherza più, occhi bassi e spallucce mentre si attende l’arrivo degli ispettori.

Per capire invece il perché i giudici hanno cercato di revocare la patria podestà alla madre possiamo affidarci al Mattino di Padova, che riporta una parte importante della sentenza: «la signora è stata posta nelle condizioni di collaborare proficuamente e, con sufficiente convincimento personale, ha aderito al progetto comune proposto dal perito d’ufficio; i comportamenti del bambino, hanno assunto caratteri meno oppositivi nel processo di avvicinamento al padre» e a fronte di una possibile «involuzione svantaggiosa per la madre il bambino riprese, quasi di incanto e con la massima naturalezza, a frequentare il padre, ma lo fece per un tempo irrisorio e risibile, finché non fu scongiurato lo scampato pericolo». In parole povere la corte dichiara che il bambino odiava il padre a «comando».

E in merito a questa decisione sempre ieri, durante la trasmissione ‘Pomeriggio 5‘ in onda tutti i giorni su Canale 5, la madre spiega che il bambino è rinchiuso in due giorni in una casa famiglia per rintracciare una sorta di «malattia inesistente» diagnosticandogli la PAS, scoperta dallo psichiatra statunitense Richard Gardner, ma non riconosciuta nemmeno dal Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders come sindrome o malattia stessa. Questa teoria consiste in una specie di lavaggio del cervello (nella fattispecie ‘sindrome di alienazione parentale‘) da parte del genitore che porterebbe il figlio ad avere una sorta di odio del tutto ingiustificato nei confronti dell’altro genitore. Quindi una volta che tale malattia è entrata nei tribunali Italiani è stato deciso poi che il bambino doveva essere allontanato dalla madre e la sua famiglia per avviare un processo di resettaggio ed essere affidato al padre.

Il quotidiano ‘La Repubblica‘, invece, riporta le testimonianze di entrambi i genitore. La donna:

Sono stata oggetto di 23 querele per mancata consegna. Fino al 2006 il padre vedeva regolarmente mio figlio ma un giorno il bambino è tornato a casa spaventato dicendomi che papà lo rinchiudeva in una stanza e se lui gli chiedeva di essere riportato da me gli rispondeva “il tempo non è ancora scaduto”. Cosa dovevo fare?

E l’uomo:

Io ho salvato mio figlio, finalmente da oggi potrà avere due genitori e non più uno soltanto […] Io ritengo che mio figlio debba assolutamente vedere sua madre. Non ci penso neanche lontanamente a intraprendere una guerra come quella che si era messa in testa di condurre lei. Certo, mi accerterò che venga rispettata la procedura decisa dai giudici.