Juventus Napoli finalmente in archivio…

Non l’avrei mai pensato: scrivere di Juventus Napoli mi annoia! Certo, pesa e non poco la sconfitta da dover commentare. In verità quel 2-0 di sabato sera in terra sabauda ha inciso meno, in tal senso, di quanto abbia inciso ciò che attorno a questa partita ha ruotato, ruota e ruoterà ancora.

Faremo una sola constatazione: si è giunti a parlare di bidet, fognature, case dinastiche. Soprattutto lo “scontro” si è spostato dai bar, dalla strada, ai salotti che grondano di insopportabile e altezzoso “radicalchicchismo”, salotti notoriamente lontani dal plebeo legame tifo-calcio. Vien così da chiederci se sia normale che dall’ imperdonabile gaffe (!), di uno sconosciuto giornalista Rai, si sia giunti finanche allo scontro campanilistico tra i due grandi amici di Fazio, Saviano e Gramellini.

Sappiamo che la sfida tra il Napoli e le tre strisciate nordiche, Juventus in primis, non sarà mai solo una partita di calcio, e che essa assumerà sempre valenze sociali, economiche, antropologiche (!) avranno sempre il loro spazio. In questo caso però, forse si sta trascendendo, e sarebbe ora di porre un freno alla progressiva degenerazione della questione sportiva in disputa meridionalistica. Che andrebbe approfondita in altre, ben più significative sedi, senza fanatismi e senza ipocrisie campanilistiche; magari proprio a partire dall’increscioso episodio.

Un’ultima parentesi prima di una personalissima analisi della partita, va dedicata ai veri “protagonisti” di queste ultime 3 settimane: i famigerati napoletani “rinnegati”, quelli che tifano Juve! Per 48 ore sullo sfogatoio che è Facebook, ho avuto modo di confrontarmi con molti di loro. La questione in se è sostanzialmente banale, destinata a rimanere sempre “aperta”, senza una “soluzione”: ognuno tifa chi vuole (che siano le solite tre strisciate vincenti poco conta…), per cui il legame radici/città-tifo non è evidentemente così “decisivo”. Quello che riesce, tuttavia, difficile non tanto capire, quanto giustificare, è lo sradicamento volontario, l’abiura della propria origine, che deriva da una scelta del genere. In tale ottica, più che il risultato in sé e per sé ad arrecare dolore è stato il boato che si è potuto udire ai gol della Juventus.

Non ci sembrerà vero, ma esiste, è esistita anche una partita di calcio, sfortunatamente amara per i nostri colori. Certo, ci si aspettava ben altro spettacolo, e invece la partita è stata brutta, con ambedue le squadre che hanno badato quasi esclusivamente ad annullarsi.

Nel primo tempo i bianconeri partono bene, e per i primi 15-20 minuti hanno avuto un dominio assoluto, senza però mai farsi veramente pericolosi. Dopo la sterile sfuriata iniziale, la Juve ha arretrato il suo baricentro. Memori di Pechino e delle caratteristiche partenopee, la Juve ha “deciso” di lasciare spazio al nostro Napoli, che ha preso terreno, senza assolutamente farsi pericoloso, se non su un piazzato sfortunato di Edi.

La ripresa ha ricalcato il primo tempo: ancora una loro sterile predominanza nei primi 10 minuti, poi partita intensa, fallosa, tattica, dove nessuna squadra ha preso il sopravvento. La Juve ha lasciato il possesso palla al Napoli, proponendosi quasi esclusivamente sulla fascia sinistra dove Asamoah ha annichilito Maggio. A rompere l’equilibrio della partita, paradossalmente, è stato proprio Caceres, il terzino che ha sostituito l’ex Udinese. Un episodio, su un calcio da fermo, che ha indirizzato il match, chiuso poi dall’altro neo-entrato Pogba.

A vincere sono stati i loro allenatori, e non solo e non tanto per i cambi, quanto per la preparazione della stessa: hanno “snaturato” il loro impianto, lasciando il pallino del gioco in mano al Napoli, evitando i rischi corsi ad esempio a Pechino. Il dato del possesso palla è emblematico: difficilmente il Napoli ne consegue tanto, ancor più difficilmente loro ne hanno cosi poco. “Snaturandosi” non hanno potuto esprimere il loro gioco abituale; mentre noi come sempre siamo poco lucidi quando dobbiamo “fare la partita”. Ne è uscita fuori una partita intensa, combattuta, ma quasi priva di interventi dei due portieri, e senza azioni veramente pericolose: la tipica partita risolta da un episodio. Se a Genova è andata bene a noi, in terra padana è andata bene a loro, che hanno cercato di più la vittoria, non tanto nel gioco, quanto nei “rischi” corsi con le sostituzioni.

Mazzarri, cui andrà sempre la mia stima, e a cui vanno riconosciuti meriti enormi, continua ad avere un limite “mentale”, nell’ incapacità di “leggere” le partite, e nella scarsa fiducia accordata ad alcuni elementi della rosa: inserire Insigne e Mesto per un inconcludente Pandev, e un surclassato Maggio, magari dopo un’ora di gioco, poteva essere una scelta anche semplice. D’altro canto i loro cambi sono stati semplici, e non hanno sconvolto il loro quadro tattico.

In generale, nell’ archiviare, finalmente, questa partita, possiamo dirci non scoraggiati, benché un pizzico di delusione ci sia. Inutile ammettere che si sperava in un Napoli più cattivo e grintoso, caratteristiche intraviste in pochi. Nel complesso usciamo dal loro stadio consapevoli di poter lottare per le primissime piazze, nonostante i risaputi limiti in rosa.