Napoli per Pasquale Romano: ‘La memoria non si cancella’

C’è chi si aspettava la presenza del sindaco, Luigi De Magistris, che purtroppo si trovava fuori città e intanto al presidio è intervenuto il presidente dell’VIII municipalità Angelo Pisano, Geppino Fiorenza referente di Libera in Campania e i promotori dell’iniziativa Salvatore Salzano, Giuseppe Sbrescia e Alessandro Fiore, rappresentanti delle associazioni studentesche dell’Università di Napoli Federico II. La prima a parlare è stata Rosy, la fidanzata di Pasquale, che si è dichiarata combattiva chiedendo l’aiuto del sindaco di Cardito, città d’origine del povero Pasquale. Presente anche Alessandra Clemente, figlia di Silvia Ruotolo, la donna che fu assassinata nel 1997 durante un conflitto a fuoco che aveva come obiettivo Salvatore Raimondi, affiliato al clan Cimmino, avversario del clan Alfieri.

Della medesima natura è l’omicidio assurdo di Pasquale Romano, ucciso per sbaglio dalla malavita. E stasera, in Piazzetta Marianella a Napoli, nell’omonimo quartiere di Marianella, c’è stato un presidio anticamorra sul luogo dove il ragazzo è stato freddato con 14 colpi d’arma da fuoco.

La città partenopea è ancora una volta sotto shock e sono inutili tutte le parole sprecate dai politici, qui ci vogliono i fatti, una nuova educazione. A intervenire in maniera toccante è la stessa Alessandra, che oggi ha 25 anni, ne aveva solo 5 quando  la camorra uccise sua madre proprio sotto ai suoi occhi:

Quello che è successo a lino deve colpire tutti, ci devono colpire quei proiettili che dobbiamo sentire addosso, sulla nostra pelle, proprio qui dove stiamo adesso e dove Lino è stato sparato. E soltanto se li sentiamo su di noi potremo far si che con la morte di Lino non ci siano più altre vittime innocenti. Ci siamo abbracciate a rosy, la fidanzata, lei è una combattente e Lino che è la vittima di una guerra e di una bestia che si chiama camorra, ha lasciato una combattente, come ha lasciato combattenti dei familiari delle vittime innocenti. Però noi chiediamo davvero di voltare la faccia alla camorra, tutti, persone comuni, politica e le istituzioni e fa paura. Il rumore degli spari fa paura, soprattutto per chi li ha sentiti, ma tuttavia fa più paura il silenzio e stavolta il silenzio non c’è stato, c’è stato invece un abbraccio molto forte per Lino. Noi cittadini comuni ci siamo riuniti per accendere una speranza, e noi adesso accendiamo questa candela. E’ un gesto molto piccolo, ma abbiamo il diritto ad un cambiamento e abbiamo il dovere di impegnarci per questo

I cittadini in piazza si sono stretti attorno ad uno striscione su cui c’era scritto ‘La memoria non si cancella‘, con un collage di foto di tutte le vittime cadute per sbaglio nella morsa della camorra, così insieme hanno urlato e ripetuto che la ‘camorra non vale niente‘. Ed è vero, non vale perfettamente nulla su questa terra, è solo sinonimo di odio e violenza, ma il problema gira e rigira è sempre lo stesso. Bisogna educare meglio i bambini e i giovani, affinché non vengano ‘affascinati‘ della criminalità organizzata e con la filosofia nota di ‘ottenere il massimo guadagno con il  minimo sforzo‘. E proprio per questo una cosa è certa, gli esecutori di questo omicidio non possono essere altro che dei ragazzini mandati da boss a capo del business cammorristico.

Poi interviene Geppino Fiorenza di ‘Libera‘, che giustifica l’assenza di Rosy nel momento in cui viene accesa una candela per Pasquale: «Anche se è una combattente non era nelle condizioni emotive per parlare – prosegue Fiorenza –  Siamo vicino ai genitori di Lino e a lei e vuole combattere con tutti noi. Qui ci vuole un impegno generale non bastano le forze dell’ordine, bisogna strappare questi criminali fin dall’inizio. Bisogna toglierli, tagliare il terreno sotto i loro piedi e a quelli che li arruolano, a quelli che credono di dare ai giovani una prospettiva di vita». E di nuovo un lungo applauso in memoria di Pasquale.

Tuttavia cosa accadrà dopo il presidio di stasera? Pasquale verrà dimenticato? o è giunto davvero il momento dei cambiamenti? Tutto questo è possibile, ma ci vuole molto coraggio e soprattutto le istituzioni non devono indietreggiare. I Napoletani vogliono rimanere e vogliono lottare. C’è la concreta necessità di combattere questo muro di omertà, lo scudo protettivo della camorra!