Napoli tra campionato ed Europa League…

 Imitare il Napoli, snobbando l’Europa League, e concentrandoci esclusivamente sul campionato; o dare anche alla seconda manifestazione europea il giusto spazio? In parole povere: scrivere solo della vittoria contro l’Udinese o anche della sconfitta pesante in Olanda?

Quanti hanno avuto la pazienza di seguirci, la scorsa stagione, sanno bene quanto abbiamo criticato l’eccessivo “championcentrismo”, che ha contraddistinto l’intera stagione partenopea. Una scelta palese e sbagliata che ha subito chiamato fuori il Napoli da un’eventuale, e non impossibile corsa per le primissime piazze, e alla fine è costata anche il terzo posto in campionato. Per coerenza una scelta “campionatocentrica”, andrebbe ugualmente condannata. Il condizionale mette subito in chiaro la nostra presa di posizione, benché vada tenuto conto di non poche perplessità!

La passata stagione, nel match di Manchester, individuammo la prima tappa decisiva dell’intera annata azzurra, quella che segnò la volontà della società di prediligere la massima manifestazione europea per club, culminata poi nella sciagurata e stupida sconfitta di Verona

Quest’anno, la scelta è stata a priori, ben prima che iniziasse la stagione. Puntare tutto sul campionato, magari provando ad arrivare molto in alto; di certo provare a tornare nell‘Europa che conta. In Europa League spazio al Napoli 2, quello delle seconde linee. Una scelta netta, inaugurata nel primo match contro gli svedesi dell’Aik Solna, e continuata nell’ affascinante e difficile trasferta olandese, a casa del Psv Eindhoven.

Un aspetto va chiarito immediatamente: il Napoli in Europa non applica il turn-over, il Napoli in Europa mette in campo un’ “altra” squadra. La scelta ha aspetti positivi e negativi. In primis, si lascia spazio a giocatori che in campionato giocano meno, li si “prova”, li si “tasta”; poi si lasciano riposare i titolarissimi, per tenerli freschi e pronti, fisicamente e mentalmente, per il campionato. Di negativo c’è il rischio concreto di incappare in sconfitte pesanti, come la terra dei tulipani ha dimostrato. Sconfitte che possono demoralizzare non tanto l’ambiente, quanto le seconde linee che, ad onor del vero, hanno diversi attenuanti, tra le quali l’essere poco amalgamati, “conoscersi” poco.

Il discorso a questo punto va incentrato sulle “famigerate” seconde linee azzurre, quelle che da anni sembrano rappresentare il nostro vero tallone d’Achille. Il mercato azzurro è stato privo di grandi colpi, e volendo esser onesti l’intero mercato nazionale è stato modesto, con grandi cessioni e nessun acquisto “sensazionale”. Un mercato, a detta della società, mirato a rafforzare per appunto la panchina, i “doppioni”.

Ma chi sono queste seconde linee azzurre? Abbiamo 4 giovani (non giovanissime) promesse: Insigne, quello più “enfatizzato”, ma anche quello effettivamente più “pronto”. Poi c’è Vargas, che dopo la tripletta agli svedesi è tornato a far arrabbiare i tifosi per la brutta (ma volenterosa) prestazione nei Paesi Bassi. Il cileno sotto molti aspetti è l’esatto contrario del talento frattese. Quindi abbiamo il difensore Fernandez, il perno della difesa argentina, che con la maglia del Napoli non ha mai finora convinto del tutto. Infine l’oggetto misterioso, l’ex bresciano El Kaddouri, inopinatamente considerato l’erede di sua maestà Marek; la sensazione (basata su soli 90 minuti in due partite) è che resti un oggetto misterioso; la speranza è che mi smentisca.

Accanto ai quattro giovani, ci sono due giocatori sul viale del tramonto, o che comunque non sembrano riuscire più a dimostrare il loro valore: Donadel e Dossena. Un discreto portiere, Rosati, che a detta di qualcuno potrà sostituire Morgan in futuro, ma che secondo me non può esserne l’erede. Infine un paio di onesti lavoratori dell’italica pedata, come Mesto, che se recupera la condizione può dare il suo contributo, e Dzemaili, di certo uno che può fare la “spola” tra i “due Napoli”. Sasà Aronica merita un discorso a parte: per anni ha tappato le buche a sinistra, per me meriterà a vita un elogio. Gamberini, acquisto mirato e intelligente, al di la dell’età e della condizione fisica, rappresenta un’alternativa validissima per la nostra difesa.

Inutile negare che se a gennaio la situazione resta immutata, è necessario intervenire nei “soliti” ruoli: a sinistra per un’alternativa valida a Zuniga, a centrocampo per dare respiro a Behrami (acquisto di spessore!), Inler e lo stesso Dzemaili; in avanti, dove un centravanti di maggiore esperienza può tornare utile, a meno che uno dei due “ragazzini” non esploda per davvero.

Un lungo monologo, che forse ci ha sviato dalla questione iniziale, circa l’opportunità della scelta su campionato ed Europa League. Una scelta che, per quanto non sembri testimoniare la realtà di “grande squadra”, che per quanto possa “regalarci” brutte figure come a Eindhoven, in fondo può essere accettata e condivisa. Il discorso qui si allungherebbe sull’effettivo valore della seconda manifestazione europea, da anni svilita e oscurata dalla grande Champions’. Forse, nelle sue stralunate uscite, Aurelio dice qualche cosa di “intelligente”, di certo scomodo e innovativo.

E intanto l’articolo è finito, e non abbiamo parlato né della sonora sconfitta contro il Psv, né della vittoria contro l’Udinese che ci proietta al primo posto in classifica, ancora spalla a spalla con la simpatica Juve di Carrera e di Conte. Una vittoria non facile, una partita dove ancora una volta è emersa la classe cristallina di Marek, l’intelligenza tecnica del macedone, la volontà agonistica del Matador, la onnipresenza di Behrami, un impeccabile Inler, e nel complesso una buona quadratura tattica, con qualche solita (ma anche ovvia) disattenzione difensiva.

E ora sotto con la…. sosta!