Processo Ruby: la difesa di Berlusconi

Mentre il suo partito è alle prese con beghe e contrasti interni, Silvio Berlusconi si concentra sul processo Ruby. Stamane, come era stato annunciato dai suoi legali, Berlusconi si è presentato in tribunale a Milano, per quello che l’ex premier considera un’ ingiustizia nei suoi confronti, una “vera persecuzione, un’assurda intrusione” nella sua vita privata.

Berlusconi che negli ultimi mesi è apparso defilato, stanco, finanche poco desideroso di guidare una nuova difficile stagione politica, sa che questo processo potrebbe distruggere definitivamente la sua immagine, ma anche, se dovesse uscirne bene, ridargli nuovo smalto e slancio.

Berlusconi in aula ha letto una memoria, una deposizione spontanea dove indica la sua verità. “Ruby disse che era di nazionalità egiziana e appartenente a una importante famiglia imparentata con Mubarak”, dice l’uomo di Arcore. Il cavaliere, milanese di nascita, classe 1936 ha ricordato che dopo un incontro avuto con l’allora presidente egiziano Mubarak, era convinto “che Ruby avesse un legame parentale con lui”.

Il fondatore di Forza Italia ha escluso: “che ci siano mai svolte scene di natura sessuale a casa mia“, sottolineando di non aver: “mai avuto alcun rapporto intimo con Ruby”, e respingendo con forza l’accusa di prostituzione minorile. Circa la ragazza, il presidente onorario del Milan, dice: “ero convinto avesse 24 anni, come lei aveva detto”. Sul tormentone ‘bunga-bunga’ precisa che “l’espressione nasce da una mia battuta”.

Circa l’accusa di concussione, il fondatore di Finivest dice: “nella telefonata in questura ho solo chiesto informazioni”, precisando di non aver: “mai chiesto che la ragazza fosse affidata a Nicole Minetti”, a cui, spiega l’ex premier, chiese di presentarsi alla questura di Milano, dopo che Ruby era stata fermata, poiché: “c’era un problema di identificazione e la Minetti conosceva bene Ruby”. La decisione di contattare la questura della città meneghina, definita “una scelta doverosa”, fu “suggerita dall’onorevole Valentino Valentini e da un caposcorta che diceva che poteva prendere contatti con un funzionario”.

Virando poi sulle note accuse di festini con la presenza di escort, Berlusconi prosegue il suo monologo difensivo: “non c’è mai stata da parte mia una dazione di denaro per rapporti intimi con le mie ospiti. E le mie ospiti non potevano essere considerate escort“. Il cavaliere parla di quella che definisce la “mostruosa opera di diffamazione” messa in piedi contro di lui e contro le sue ospiti. Non poteva mancare l’attacco alla magistratura milanese e ai giudici:questo tribunale avrebbe già deciso per la mi condanna”, e “avrei preferito l’interrogatorio, ma 20 anni di accuse dalla magistratura di Milano non me lo hanno consentito”. Le ultime parole sono ancora più esplicite: “in Italia, che è il paese che amo, deve esserci certezza sull’imparzialità dei giudici”.