Siria, Turchia e Russia, storia (e conseguenze) di un atterraggio forzato…

Rapporti sempre più tesi tra Siria e Turchia. Il ministro dei Trasporti siriano, Mahmud Said accusa il governo di Ankara di “pirateria aerea”. Ieri infatti un aereo civile, partito da Mosca e diretto a Damasco è stato fatto atterrare dai caccia turchi, in quanto sospettato di trasportare armi. L’aereo è poi ripartito solo dopo i controlli, e soprattutto dopo il sequestro di materiale che Erdogan, il premier del paese anatolico, ha definito: “illecito”.

Il Ministro siriano ha denunciato l’atteggiamento ostile di Ankara, parlando di un’azione: “che contrasta con i trattati sull’aviazione civile”, e chiedendo la restituzione del materiale sequestrato. La  compagnia aerea siriana denuncia inoltre i maltrattamenti subiti dal suo personale, che sarebbe stato malmenato dalle autorità turche.

E il caso dell’aereo fatto atterrare mina anche i rapporti tra Mosca e Ankara. Putin, presidente russo, ha rinviato al prossimo 3 dicembre la visita in Turchia, prevista per lunedì 15 ottobre.  Mosca avrebbe chiesto spiegazioni al governo turco, circa l’atterraggio forzato del volo Mosca-Damasco, su cui tra i 37 passeggeri, 17 erano cittadini russi. Il Ministro degli Esteri russo ha espresso “preoccupazione”, lamentando rischi e disagi vissuti dai passeggeri. Fonti militari russe inoltre smentiscono la presenza di armi sul velivolo.

Da parte sua Ankara smentisce il governo russo: “non abbiamo ricevuto finora alcuna richiesta di spiegazioni”.

E intanto in Siria si continua a combattere. Gli insorti hanno conquistato 5 km dell’autostrada che collega la capitale Damasco ad Aleppo, la “capitale del Nord” e cuore economico del paese. L’area sotto il controllo dei ribelli è situata nei pressi di Maaret Al Noomane. La zona è un importante centro strategico, e soprattutto passaggio obbligato per i i rinforzi dell’esercito destinati ad Aleppo, da mesi vero crocevia dello scontro tra le truppe di Assad e le truppe ribelli.

Infine da segnalare la morte di 8 operai siriani al confine con il Libano, in seguito ad un attacco subito dal bus, su cui viaggiavano.