Studenti in piazza per protesta e scontri con la polizia


STUDENTI IN PIAZZA – “Se ci bloccate il futuro, noi blocchiamo la città”, questo lo slogan degli studenti scesi in piazza a manifestare ieri, 5 ottobre, nel centro di Roma, durante la prima manifestazione dell’anno, a poco meno di un mese dall’inizio dell’anno scolastico, per la protesta contro la crisi e le sue conseguenze. Si preannuncia dunque un’autunno caldo in quasi tutte  le città italiane, oltre la capitale,  che hanno aderito alla rivolta studentesca, da Torino e Milano fino a Napoli e Palermo. Nel mirino l’austerity imposta dal governo, ma anche  il sistema politico e gli sprechi. “L’occupy-casta” degli studenti italiani sembra dunque essere una sorta di prova generale del “no-Monti day”, convocato per il 27 ottobre: in tutta Italia la protesta segue il doppio binario governo-casta, con foto del premier bruciate in piazza a Torino e  rogo di tessere elettorali a Palermo.

Gli scontri, in alcuni casi anche violenti non sono mancati: cinque studenti contusi a Torino (e quindici fermati dalle forze dell’ordine a scopo identificativo); traffico in tilt a Milano a causa di due cortei uno dei quali diretto verso la sede della regione Lombardia, dove la protesta ha assunto toni ancora più forti, contro il potere formigoniano; tensione alta a Roma, dove centinaia di studenti liceali hanno cercato di sfondare un cordone che bloccava via Portuense, scatenando la reazione degli agenti di polizia, alcuni dei quali, a detta degli studenti, sono intervenuti con i manganelli per placare la situazione; corteo degli Studenti Autorganizzati della Campania a Napoli per protestare contro la riforma del settore Scuola, in piazza circa 4-500 giovani, tra cui studenti delle scuole medie superiori di Napoli e provincia.

Slogan di sdegno e rabbia urlati anche nei pressi delle istituzioni tra i quali “Monti in miniera e Fornero in fonderia”, tanti striscioni portati in corteo, che incitano alla resistenza, alla lotta e ad una maggiore equità nella scelta di riforme che garantiscano un futuro ai giovani e preservino la libertà del sapere e della scuola, come “No al ddl Profumo, fuori banche e aziende dalle scuole, saperi per tutti, privilegi per nessuno”.  I manifestanti hanno inoltre abbracciato anche cause di carattere più generico, mostrandosi, ad esempio, solidali alla protesta in Val di Susa, come dimostrano striscioni che riportano “La Val di Susa non si tocca, la difenderemo con la lotta”.
“Tutto il mondo dell’istruzione è in subbuglio, il Governo non riesce più a contenere il disagio provocato da politiche scolastiche antidemocratiche e incostituzionali. Di fronte alle legittime proteste di chi non intende mercificare il sapere e trasformare le scuole in aziende, non si può rispondere con i manganelli”  dichiara l’On. Pierfelice Zazzera (IDV) Vicepresidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati in merito alla questione, concludendo con una richiesta di dimissioni del ministro Profumo, primo vero responsabile, a detta del dipietrista, dello scompiglio delle ultime ore.  “Quello che si chiede è soprattutto una fuoriuscita dalla crisi con una ripresa a livello di reddito” spiegano invece alcuni rappresentanti del collettivo universitario, sostenendo che il paese ora riversa in condizioni misere a causa delle manovre del premier Monti, definite ‘lacrime e sangue’ , che hanno messo in ginocchio soprattutto i lavoratori e di conseguenza lasciato senza speranze le nuove generazioni che ora, esasperate,  reagiscono unite, facendo sentire forte la loro voce: “La pagherete cara, la pagherete tutta”.