Vaticano: seconda udienza per Gabriele che denuncia maltrattamenti

CronacaVaticano: seconda udienza per Gabriele che denuncia maltrattamenti

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VATICANO – Oggi si è tenuta la seconda udienza del processo all’ex maggiordomo di Benedetto XVI, Paolo Gabriele, accusato di aver trafugato documenti privati del papa.
L’uomo ha dichiarato, tra l’altro, di aver ricevuto pressioni psiclogiche e maltrattamenti durante la detenzione durata 20 giorni, in una cella di custodia dove non riusciva ad aprire le braccia tanto era stretta e in cui la luce è rimasta accesa 24 ore su 24, fatto che gli ha causato anche un abbassamento della vista.

Le dichiarzioni rilasciate da Gabriele hanno portato all’apertura di un’inchiesta da parte della giustizia vaticana e in un comunicato il Corpo di Gendarmeria dello Stato di Città del Vaticano ha dichiarato che la cella di custodia era per evitare eventuali atti autolesionistici dell’imputato e per esigenze di sicurezza.
Inoltre la Gendarmeria ha sottolineato che lo stesso Gabriele aveva chiesto che la luce rimanesse accesa durante la notte perchè la riteneva di compagnia. A Gabriele è stata fornita anche una mascherina notturna che gli consentisse il più completo oscuramento.

PAOLO GABRIELE – Riguardo all’accusa di furto aggravato ‘il corvo‘ si è dichiarato innocente e ha detto che la raccolta di documenti è cominciata nel 2010 e continuata nel 2011. Le carte che sono state sono state solo fotocopiate in due copie, una da consegnare all’esterno e l’altra da conservare tenendo a specificare di non aver “preso soldi o altri benefici”, chiarendo di aver agito “per lo stato d’animo e lo sconcerto di fronte a una situazione diventata insopportabile e diffusa ad ampio raggio in Vaticano“. “Nel corso di questi anni – ha continuato – non sono stato solo io a fornire documenti alla stampa“.

Per ora Gabriele rischia fino a un massimo di sei anni visto che gli viene contestato il furto aggravato.
Secondo quanto hanno fatto sapere autorevoli fonti vaticane, una piena collaborazione da parte sua potrebbe contribuire a una riduzione della pena in caso di condanna.
Non è da escludere la possibilità che lo stesso Benedetto XVI possa concedergli la grazia.

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