Festival Internazionale del Film di Roma: chiusura e premiazioni

FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA – Conclusasi la settima edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, moltissimi i premi assegnati; spopolano i film italiani. Il premio per il Miglior Film in Concorso è stato assegnato a Marfa Girl del regista americano Larry Clark, un ritratto tagliente della gioventù americana. Alì ha gli occhi azzurri di Claudio Giovannesi vince invece il Premio Speciale della Giuria e Premio alla Migliore opera Prima e Seconda. Per la sezione Cinema XXI vince Avanti popolo di Michael Wahrmann, mentre per Prospettive Italia il riconoscimento va a Cosimo e Nicole di Francesco Amato. L’acclamato The Motel Life dei fratelli Polsky si è aggiudicato il Premio del pubblico Bnl, scelto proprio dagli spettatori come miglior lavoro del Festival. Molto criticate sono state le vittorie come Migliore Regia assegnato a E la chiamano estate di Paolo Franchi e per la Migliore interprete femminile a Isabella Ferrari (protagonista dello stesso film): il solito melodramma che affronta il tema popolare del tradimento e del sesso senza amore, un po’ incapace di coinvolgere a pieno il pubblico; criticato dopo la proiezione in anteprima al Festival e addirittura fischiato alla premiazione. Il presidente della giuria, Jeff Nichols, si giustifica dicendo che “è un film che non lascia indifferenti, di cui in ogni caso se ne parlerà”. Ma del resto, tale pubblico tali film: sono quelli che non aspettano altro che taggarsi su Facebook per mostrare di aver partecipato all’evento mondano, sono quelli che al passaggio di Franco Battiato sul red carpet affermano “Ma questo chi è? Mi hanno detto che forse è un cantante”, sono quelli che aspettano quattro ore al gelo per urlare a Riccardo Scamarcio che è bello come il sole (come se non fosse già evidente), sono quelli che si lamentano per la mancanza delle star americane o che giudicano un film valido solo per la partecipazione di un attore bello e carismatico.

Dal versante opposto ci sono invece i saputi intellettuali della situazione, critici sempre esperti, che vedono solo incompetenza nel resto del mondo: “Mamma mia, quanti registi ho intervistato in questi giorni, sono tutti dilettanti”, “A Cannes, è tutto organizzato meglio, questa è solo una festa di paese”, “Questo film è solo una commediola simpatica”, “Io sono un famoso giornalista di moda (puntualmente sconosciuto), mi devono riservare il posto”.

In fondo due facce della stessa medaglia, che uccidono la cultura italiana ed il vero senso della manifestazione: 7 giorni di immersione nel mondo del cinema e di anteprime mondiali più o meno eccelse. Un Festival giovane (ricordiamo che si tratta solo della settima edizione), eppure bene organizzato, che ha saputo mobilitare la città intera: sarà un caso che solo il pubblico giovane di appassionati, i numerosi studenti accreditati, i ragazzi stagisti e addetti ai lavori (gli unici che, a mio avviso, possono avere una rispettabile voce in capitolo) hanno saputo apprezzare la manifestazione?