I mali del Napoli

NAPOLI – Le due vittorie in rimonta contro Dnipro e Genoa, avevano rappresentato il rimedio ideale al trauma seguito all’assurdo pareggio interno, contro il Torino. Gli effetti della cura sono durati poco, e il Napoli ha pensato bene di far ripiombare i suoi tifosi nel dolore di un nuovo, assurdo, pareggio. In due partite interne, sciupato un patrimonio di 4 punti, e l’opportunità di essere secondi ad una sola lunghezza dal primo posto. La rabbia che genera dolore (e viceversa) nasce proprio dalla consapevolezza della nostra perenne incapacità di crescita ‘reale’ ed ‘effettiva’.

Francamente sono stufo delle mille analisi che ‘ideologi’ del calcio, sapientoni della panchina, maghi della dirigenza sciorinano in tutte le salse. Mercato poco ‘chirurgico’ e in parte sparagnino, voluto da un presidente esclusivamente ‘imprenditore’, che ha ‘sistemato’ la società con un Ds, Bigon, assolutamente ‘manovrabile’ e ‘leggero’. Una squadra che a volte sembra mancare in mordente e soprattutto cinismo, e un allenatore poco elastico, incapace di emergere dai suoi troppi anni di brillante gavetta. Un pubblico capace di fischiare una squadra terza in classifica. Un ambiente, cui nella sua totalità manca lo ‘step’ decisivo.

Possibile che in questa terra a prevalere debba essere sempre e solo il disfattismo, e l’autolesionismo? La capacità con cui un allenatore, un giocatore, un presidente passi dall’essere un santo da idolatrare (sbagliato), al primo nemico, al primo colpevole di tutti i mali (altrettanto sbagliato) è impressionante, da studiare antropologicamente e socialmente.

Possibile che si debbano creare delle fazioni pro e contro un allenatore, un giocatore, un presidente, dimenticando il vero unico fine comune? Possibile che non si riesca ad essere ‘moderati’, e ad andare ‘oltre’ le piccole, controproducenti beghe? “O uno o novanta” si usa dire, guarda caso, dalle nostre parti! Scoprire che esistono altri 88 numeri tra i due estremi magari ci aiuterebbe a crescere tutti, e forse non solo in ambito calcistico. Ambito che a dire il vero è ora il fiore all’occhiello della nostra maltrattata (in primis dai suoi stessi nativi) città!

Sabato sera il 2-2 assurdo con il Milan, è stato un colpo impossibile da digerire, tutto sommato anche di difficile spiegazione. Non credo possano bastare a ‘giustificarlo’ sempre e solo le solite notorie mancanze di qualità in panchina, o gli errori di Lorenzo (per molti condizionato dalle parole di Mazzarri, che lo avrebbero indotto a non tirare, e a servire Cavani, in occasione del mancato 3-0: no comment!) e di Marek, né l’arbitraggio che nella ripresa è stato ‘scientifico’ e a senso unico. Io credo che non siamo pronti, non siamo preparati, non siamo ‘maturi’ per vincere. Tutti, non solo la squadra, o la società.

La Coppetta dello scorso anno potrebbe smentirmi, ma sappiamo bene, che per quanto emozionante, ‘storica’, ‘nostra’, incancellabile, il 20 maggio 2012 non è la ‘prova’ di una crescita ‘vera’, costante e duratura. Il successo di Roma, contro la Juve, non è insomma la dimostrazione di ‘volontà di vittoria’ che una città, con la squadra dovrebbe avere sempre, in tutti i settori, in ogni quando e in ogni come.

Prima di scivolare in tortuosi e incomprensibili dialoghi socio-storici-antropologici, che a dire il vero lasciano sempre il tempo che trovano, poche, pochissime parole su una partita che verrà ricordata come la prima al San Paolo ‘impreziosito’ da due led. I led, che altro non sono che dei simil-tabelloni, che potrebbero racchiudere, proprio in questa loro ‘qualità’, la perfetta ‘sintesi’ di quanto l’autore di questo articolo sta tentando di far emergere. Un 2-2 amaro e beffardo per il nostro Napoli, scaturito dopo un doppio vantaggio, e almeno 3-4 limpide palle gol sprecate. Un 2-2 così diverso da un altro 2-2 contro i rossoneri: era il 28 ottobre 2009, e quella volta a rimontare, nei minuti finali, fu il Napoli. Ma soprattutto un assurdo pareggio da riscattare e (possibilmente) da non replicare più.