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martedì, Dicembre 7, 2021

Scampia sbarca al Festival del film di Roma con tre documentari

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Il Festival del film di Roma ospita Scampia: le vele, l’abusivismo, la precarietà e l’arte di arrangiarsi vengono portati sul grande schermo della kermesse romana. Queste le tematiche scottanti del vissuto quotidiano di uno dei quartieri più arretrati e problematici della città di Napoli, spesso oggetto delle pagine di cronaca cittadina, di certo uno dei punti cruciali dei programmi politici dell’amministrazione comunale e cittadina, che puntualmente promette e poi delude. Un non-luogo, un mondo a se stante, retto dalle sue personali leggi (o meglio anti-leggi) che si erige su palazzoni a forma di “vele”, abbandonati a se stessi, popolato da persone un pò complici e un pò arrese alla bruttura che li circonda, lasciate a marcire in un crescente degrado urbano e sociale. Tre sguardi diversi su questo complesso mondo, tre punti di vista che affrontano tematiche differenti ma ugualmente scottanti. Tre registi per la medesima materia cinematografica, affrontata con mano ferma e occhio lucido : Gaetano Di Vaio, Michelangelo Severgnini e Sergio Panariello.

La figli del Bronx produzioni ha portato al festival ben tre documentari su Scampia. Si inizia con la proiezione alle 14 e 30 in Sala Cinema 2 di ‘Interdizione perpetua’ di Gateano Di Vaio e a seguire ‘L’uomo col megafono’ di Michelangelo Severgnini.  Presenti in sala i registi, i produttori ed altri membri della troupe assieme al cantante e compositore Enzo Gragnaniello, che ha realizzato le musiche per ‘Interdizione perpetua’. Dopo la premiazione della sezione prospettive italia in Salacinema Lotto è stato poi proiettato ‘Ciro’, di Sergio Panariello. Sul red carpet hanno sfilato assieme a registi e produttori anche circa trecento ragazzi di Scampia, portati a Roma con un pullman apposito. Grande emozione per i registi e per tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione dei documentari; emozione ricambiata da un caloroso e sentito applauso del pubblico presente alla prima mondiale dei film.

‘Interdizione perpetua’ porta sullo schermo le vicende di alcuni ex “saponari”, vale a dire rigattieri, coloro che un tempo raccattavano ferri vecchi e metalli dalla strada, nelle discariche oppure girando di casa in casa, rivendendoli alla ferriera per guadagnarsi da vivere. Questo mestiere improvvisato, nato grazie al tipico spirito di adattamento napoletano, la cosiddetta “arte di arrangiarsi”, oggi è reato: spetta al comune recuperare e smaltire il ferrame attraverso la raccolta differenziata e il riuso. Una pratica che però nella realtà non ha alcun riscontro, per i troppi interessi politici e di camorra implicati nell’operazione. “Il comune dovrebbe pagarci e non punirci” afferma Peppe, ex saponaro da generazioni ora costretto ad emigrare a Reggio Emilia per reinventarsi un mestiere e dare da mangiare alla propria famiglia. “Nun stong nè meglio nè peggio…so ‘migrante!”  è la frase che meglio esprime  la condizione di questi uomini abbandonati dalle istituzioni e costretti a vivere con poco e alla giornata per tirare avanti, con la minaccia costante dell’arresto per un reato che appare privo di logica. Denunce, multe e nel peggiore dei casi una notte in galera è ciò che questi personaggi pedinati da Di Vaio hanno subito come punizione ad un gesto che di criminale ha ben poco, in una città in cui le emergenze sono ben altre.  Tra caffettiere sempre pronte, alloggi improvvisati in sottoscala e abitazioni abusive e mestieri inventati di giorno in giorno Di Vaio fa scorrere i racconti dei suoi personaggi, condannati all’interdizione perpetua,  lasciando ai loro volti ed alle loro vicende  tutta la carica drammatica del film.

‘L’uomo col megafono’ è invece un ritratto di Vittorio Passeggio, un uomo che per trent’anni con le sue lotte sociali tramite lo storico Comitato degli Inquilini delle vele di Scampia non si è mai arreso alle logiche di abbandono delle periferie. Alla vigilia della campagna elettorale per l’elezione del sindaco di Napoli, Severgnini racconta e documenta le battaglie degli occupanti e degli assegnatari degli alloggi, i problemi legati alle barriere architettoniche per i disabili e la sporcizia e il degrado dei palazzoni attraverso le parole di Passeggio, del quale questo documentario vuole essere un omaggio.Infine ‘Ciro’ di Panariello porta sullo schermo la storia di un orfano che subisce il fascino del boss della zona, simbolo di successo e ricchezza; un mito che tuttavia è destinato a crollare.

Laddove lo stato non interviene o è addirittura completamente assente, subentra l’anti-stato: la camorra. A Napoli è così che purtroppo funziona. Un meccanismo perfetto, un ingranaggio collaudato. Ma ciò che questi film lasciano trapelare è la labilità del  confine tra legale ed illegale, stato e camorra. Che finisce spesso e volentieri per annullarsi facendo coincidere gli estremi e rendendo impossibile scindere il “bene” dal ” male”.

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